Erano stati abbracciati dall’ospitalità dei lulesi, e proprio nel paese ai piedi del Montalbo, da una decina di giorni avevano preso in affitto una casa. Partecipavano alla vita della comunità, anche ai quegli “spuntini” barbaricini, dove incontri ogni classe sociale del territorio e, dove loro, raccontavano il sogno dell’Et e della ricerca per le onde gravitazionali. Sono prima scienziati, ma da appassionanti, anche divulgatori della ricerca. E sono stati travolti da un atto di cui ancora, a 48 ore di distanza, non si conosce un vero perché. Carlo Giunchi e sua moglie, i due ricercatori dell’Ingv, vittime sabato notte di un attentato incendiario alle loro auto, oggi lasceranno l’Isola senza sapere per conto di chi, e soprattutto perché, sono finiti nel mirino. Un biglietto della nave - dice qualcuno ben informato - fatto prima che le loro auto andassero distrutte da un attentato su cui gli investigatori non tralasciano nulla. Si guarda ad ogni rapporto personale, ma anche a quelli istituzionali. E quelle fiamme hanno riportato alle paure del passato: a Sos Enattos, tre anni fa, era stato piazzato un ordigno. Inesploso. Terrorismo, l’ipotesi. Fiamme quelle di oggi invece che illuminano un passato ben più recente, e rimasto fino a ieri confinato nelle denunce e nelle indagini degli investigatori: a giugno i picchetti dei transetti di perimetrazione prodromiche agli studi di ricerca, erano stati divelti nottetempo. Non era la prima volta.
Indagini
Le indagini dei carabinieri della Compagnia di Bitti e quelli del Nucleo Investigativo di Nuoro, partono dalle vittime e dal loro racconto. Chi può avercela con uno scienziato? È una domanda che probabilmente hanno rivolto anche a loro, ma per ora è senza risposta. Si lavora cercando di acquisire le immagini delle telecamere (pochissimi in realtà gli occhi elettronici presenti in paese, davvero troppo pochi per una comunità che sogna di ospitare uno dei progetti scientifici più importanti degli ultimi decenni in Europa). Dalle poche telecamere, e da qualche traccia sul luogo dell’incendio, si cerca di avere uno spunto investigativo. Così come si guarda ad ogni atto ostile contro il mondo dell’Et, per metterlo in fila uno dopo l’altro. Anche a quegli atti vandalici contro il lavoro sul campo con i picchetti, per transetti che dividono il territorio in porzioni, dove poi vengono sistemati sensori e strumentazioni, spesso distrutti dopo che vengono piazzati nelle campagne. Su questi fatti indaga la Procura di Nuoro.
La bomba
In pochi però si ricordavano che tre anni fa un ordigno era stato posizionato davanti alla porta d’ingresso del laboratorio SarGrav dell’Istituto nazionale di Fisica nucleare che ospitava le apparecchiature del progetto scientifico Archimedes, nell’area sovrastante la miniera dismessa candidata ad accogliere l’Einstein Telescope. Quella era una bomba confezionata da mani molto esperte in maniera quasi impeccabile. Per questo la Procura di Nuoro aveva aperto un fascicolo per terrorismo, poi inviando gli atti delle prime indagini, per competenza, alla Direzione distrettuale Antimafia di Cagliari. Sulla vicenda è calato il silenzio, ma al lavoro ci sarebbero ancora i reparti speciali dei Ros dei carabinieri. Fatti distinti, gravi, ma con un unico comune denominatore.
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