La tragedia

Lui ex bidello, lei casalinga Quegli ultimi anni segnati dalla malattia della donna 

Lo choc del sindaco Locci: «Siamo giunti all’epilogo di un disagio familiare che andava avanti da tempo» 

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«Questa tragedia è l’epilogo di un disagio che andava avanti da tempo». È scosso Tomaso Locci, dopo essere rimasto a lungo di fronte alla palazzina dove, ieri pomeriggio, si è consumata la tragedia: il sindaco di Monserrato è corso in via Boezio, nel quartiere Paluna, dove si avvicendano carabinieri, magistrato, esperti del Reparto investigazioni scientifiche e il medico legale Roberto Demontis. Tutti impegnati non a svelare un giallo, che tale non è mai stato fin dal primo momento, e quindi a raccogliere gli elementi a conferma di una confessione: del marito.

La malattia

Contiene tanti drammi, quello già enorme dell’uxoricidio che sarebbe stato commesso da Giovanni Secci, 81 anni, cagliaritano, ex collaboratore scolastico (ma quando era in servizio, per tutti era l’amato bidello) dell’istituto Comprensivo “Paluna” a poca distanza dalla palazzina di tre piani in cui abitava con la moglie. Cioè la vittima. Mariolina Seguri, che aveva sposato nel 1973, era sua coetanea, ma da tempo non stava per niente bene: la mente era offuscata e questo richiedeva una continua assistenza che per Secci, ormai ultraottantenne, pare fosse diventata non più sostenibile. Il cuscino utilizzato per soffocarla era il mezzo; la sofferenza – della moglie e sua – il movente. Così almeno pare, ma i carabinieri della Compagnia di Quartu devono ancora tirare le somme e consegnare il risultato alla Procura di Cagliari.

Il sindaco

«Una vicenda molto triste», commenta il sindaco Locci, «legata al disagio di una coppia molto avanti con gli anni. Sono qui in via Boezio per portare la solidarietà mia, dell’amministrazione comunale e degli abitanti di Monserrato, per testimoniare la vicinanza a questa famiglia». La coppia aveva un figlio che, al momento del fatto, non era nell’appartamento dei genitori: a lui il padre avrebbe telefonato, prima che dalla stessa casa partisse anche la chiamata al numero uno-uno-due e arrivassero i carabinieri. «Questo è un dramma che colpisce tutti», sospira Ignazio Tidu, presidente del Consiglio comunale che attende notizie per strada assieme al sindaco, «è un periodo terribile per Monserrato: abbiamo appena vissuto i lutti della ragazza precipitata dal cavalcavia e dei due giovanissimi morti nella caduta dallo scooter. Questa è la terza tragedia che colpisce la nostra comunità in poco tempo».

Sottotraccia

Ci sarebbe da chiedersi il perché dell’assenza dei Servizi sociali del Municipio nella vita della coppia, se non fosse che una richiesta d’aiuto da parte di Secci non sarebbe mai arrivata: «Confermo, i coniugi», riprende il sindaco Locci, «non erano stati presi in carico da noi. Si erano presentati ai Servizi sociali in un’unica occasione, ad agosto, per altre situazioni». Insomma: il loro dramma quotidiano l’hanno vissuto da soli, senza alcun aiuto che non fosse quello del figlio. E attorno al nastro biancorosso che taglia via Boezio per impedire agli estranei di arrivare alla palazzina, le espressioni dei visi sono incredule: non solo quelle dei passanti, ma anche del personale della “Mike” (l’ambulanza medicalizzata del Servizio 118), degli stessi carabinieri e degli agenti della polizia locale. Tutti concentrati sui propri doveri in circostanze come queste. Ma anche tutti a chiedersi come si sia arrivati all’omicidio di un’ottantenne uccisa da un marito, come lei, avanti con gli anni. E che l’avrebbe uccisa pur nella totale mancanza di odio.

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