La protesta.

Lotta ai trafficanti di olio e grano 

Coldiretti scende in piazza a Cagliari e in altre quattordici piazze italiane 

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Grano canadese trattato col glifosato che diventa pasta italiana. Olio dalla Tunisia che imbottigliato in Sardegna diventa sardo. È contro queste pratiche, e per salvare una filiera che non riesce più a stare in piedi, che ieri mattina Coldiretti Sardegna ha portato agricoltori e consumatori in piazza Palazzo, in contemporanea con altre quattordici piazze italiane. E una delegazione è stata ricevuta dal prefetto.

La crisi

I numeri raccontano una crisi profonda. In Sardegna si coltivavano centomila ettari di grano fino a venticinque anni fa. Oggi sono trentamila. «Prima eravamo considerati il granaio d’Italia. Il calo è dovuto a un meccanismo di dismissione di questa coltura perché i prezzi non coprivano più i costi», spiega Luca Saba, direttore regionale di Coldiretti. Oggi il costo di produzione certificato da Ismea si aggira sui 31,8 euro al quintale, mentre le quotazioni di mercato arrivano a minimi di 23 euro. «Significa che i nostri agricoltori perdono 8 euro al quintale». A livello regionale la perdita stimata supera i 30 milioni di euro all’anno. «In queste condizioni il settore può resistere uno, massimo due anni».

Non va meglio sulla questione olio. Nell’Isola si producono circa 4mila tonnellate all’anno, ma la concorrenza dei prodotti di importazione rende il mercato impossibile da sostenere. «Un prodotto locale non sta a meno di dieci euro al litro all’ingrosso», spiega Antonello Fois dell’Accademia Olearia di Alghero. «Quelli di importazione viaggiano tra i 3 e i 4 euro». Il risultato è una diminuzione di quasi il cinquanta per cento del valore riconosciuto al prodotto italiano. «Non possiamo raffrontare la nostra produzione a quella di impianti intensivi e industriali in altre aree del pianeta», aggiunge Fois, «e dobbiamo fare i conti con prodotti importati da paesi che usano sostanze chimiche, da noi vietate, e manodopera a basso costo. È una lotta impari».

La “nazionalità”

Il presidente di Coldiretti Sardegna Battista Cualbu è diretto: «Oggi siamo qui per due prodotti simbolo della dieta mediterranea che stanno patendo prezzi davvero ridicoli». Al centro della protesta c’è il codice doganale, che attribuisce la nazionalità di un prodotto all’ultima lavorazione effettuata. «L’olio tunisino solo perché imbottigliato in Sardegna diventa sardo», denuncia. «Bisogna abolire questo meccanismo e fare controlli con serietà». Nelle prossime ore Coldiretti depositerà un esposto.

Si chiede al governo di applicare il decreto Caselli, che sanziona le pratiche commerciali sleali, tra cui pagare i produttori al di sotto dei costi di produzione. Si chiede inoltre di utilizzare sistemi come la risonanza magnetica e l’analisi isotopica per verificare l’origine reale dei prodotti. «Attraverso queste analisi si può capire se dietro una bottiglia di olio marchiatа italiana c’è davvero olio italiano o una miscela», spiega Saba.

«Il dialogo con il prefetto è stato positivo», riferisce Cualbu. «Ha mostrato un’attenzione che ci fa ben sperare, ha dimostrato che lo Stato sta con i cittadini».

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