Finora nascosta come una perla dentro la sua conchiglia, l’ostrica sarda esce dal guscio e si scopre preziosa per la tutela degli habitat marini e lagunari, per la valorizzazione del territorio e per l’economia dell’Isola. Coltivate silenziosamente da trent’anni, nell’ultimo decennio le ostriche allevate nei cinquecento ettari di impianti sparsi nelle coste sarde diventano un comparto produttivo a cui strizza l’occhio il futuro dell’economia blu. Colpa della crisi, anche climatica che ha riscaldato i mari mettendo a rischio la produzione dei mitili e costringendo i “maricoltori” a reinventarsi, e grazie al progetto OstrInnova, promosso da Sardegna Ricerche, che ha impresso una svolta al comparto ottimizzando le produzioni con nuove tecniche di allevamento sostenute da modelli scientifici, l’ostricoltura è cresciuta in maniera esponenziale fino a rappresentare il 50 per cento della produzione nazionale, sia per quantità di ostriche sia per numero di addetti.
I numeri
Una trentina gli stabilimenti presenti in Sardegna, da Cagliari a San Teodoro passando per Muravera, Arborea, La Maddalena, Porto Pozzo, Alghero fino a Tortolì e Olbia, dove se ne coltiva la più grande quantità, la produzione è passata da cinque tonnellate nel 2016 a oltre 300 del 2025. A raccontare il viaggio dell’ostrica sarda, le voci e l’esperienza degli allevatori e le immagini del loro lavoro in acqua, raccolti nel documentario “Ostriche di Sardegna: produzione, ricerca e innovazione”, realizzato da Sardegna Ricerche con il supporto tecnico scientifico della Fondazione IMC - Centro Marino Internazionale e con la collaborazione dell’Università di Cagliari e di Agris, per promuovere un settore promettente e per consolidare le conoscenze sul suo sviluppo sostenibile. Presentata, a Olbia nella sede del polo universitario, la proiezione è stata occasione per una tavola rotonda intorno alle politiche e alle strategie necessarie per consentire al comparto di competere, anche a livello internazionale. «Siamo il primo produttore in Italia, la filiera ha margine di sviluppo enorme: la nostra ambizione è far diventare la Sardegna l’Isola delle ostriche», ha detto l’assessore regionale all’Agricoltura, Francesco Agus. «Un prodotto come l’ostrica ha tutte le potenzialità per diventare uno dei prodotti simbolo dell’Isola: bisogna ragionare sui marchi e sulla riconoscibilità del prodotto», ha aggiunto Agus.
La promozione
Per l’assessore serve raccontarne produzione e peculiarità,i produttori sardi oltre all’esportazione, puntano a far diventare l’ostrica un alimento della dieta quotidiana e a creare un marchio unico ma che tenga conto delle particolarità di ogni singolo allevamento, per creare filiera, solida e riconoscibile per qualità. Non solo destinato a diventare un prodotto d’eccellenza, l’ostrica nostrana sta diventando appetibile anche tra i giovani. «Nel giro di dieci anni, è aumentato il numero delle imprese che coltivano il mollusco: si sono affacciati al mercato imprenditori molto giovani, nascono startup ed è un settore attrattivo anche per le donne», ha dichiarato la rappresentante dell’Ufficio networking di Sardegna Ricerche, Graziana Frogheri. Un interesse confermato anche dal presidente di IMC, Augusto Navone, che ha parlato della conversione all’ostricoltura di storici allevamenti destinati alla mitilicoltura, con le nuove leve impegnate nella coltivazione di ostriche. «Con lo sviluppo dell’ostricoltura si possono rigenerare posti di lavoro che rischiano di essere persi nella crisi della mitilicoltura», ha dichiarato il vicepresidente di Associazione mediterranea acquacoltori, Mauro Monaco, che ha specificato il volume delle produzioni: «In Italia, quinta in Europa, si producono 600 tonnellate di ostriche, in Sardegna circa la metà, di cui cento a Olbia e centosessanta a Tortolì». All'incontro ha partecipato anche il vice presidente della Regione, Giuseppe Meloni: «La sinergia tra istituzioni, imprese e ricerca è indispensabile per utilizzare al meglio le risorse europee destinate a questo tipo di progetti e trasformarle in sviluppo concreto per la Sardegna».
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