La Giunta: «La procedura rispetta i criteri nazionali». Sui portali regionali nessuna informazione sui nuovi servizi

L’ospedale di comunità è un cantiere 

Al Marino di Cagliari transenne e ponteggi: per i 40 posti letto c’è da attendere 

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Sulla carta l’ultimo Ospedale di comunità entrato in funzione nell’Isola – il diciannovesimo secondo i più recenti dati diffusi dalla Regione – alla luce del sole però un cantiere ancora nel pieno dei lavori. I nuovi 40 posti letto previsti all’interno dell’ospedale Marino di Cagliari allo stato attuale non sono disponibili, e a vedere il punto in cui si trova l’intervento, prima di vederli effettivamente operativi resta ancora da attendere.

Il cantiere

Arrivati all’ingresso principale di viale Poetto nessun cartello o indicazione porta a quelli che dovrebbero essere i nuovi ambulatori dell’Ospedale di comunità. «Non sono ancora ultimati», è l’unica risposta che si riceve quando si chiedono indicazioni. «Guardi lì», ed effettivamente alzando lo sguardo è subito chiaro, lo si vede facilmente dalla strada: uno stabile dalla facciata ristrutturata, balconi e infissi nuovi e parapetti in vetro. A dare nell’occhio ancor prima però sono le recinzioni arancioni che circondano il blocco e ne chiudono l’ingresso, il cartellone che richiama ai lavori del Pnrr, il rendering di ciò che l’ospedale un giorno sarà e gli ultimi ponteggi che si aggrappano alla facciata. Operai al lavoro, sacchi di cemento e materiali edili accatastati nei terrazzini, pallet nel cortile davanti. Tutto sembra tranne che quelle stanze – un tempo dedicate a degenza e ricoveri – possano ospitare qualcuno, né tantomeno che lo abbiano fatto negli ultimi giorni da quando la notizia della loro attivazione è arrivata.

Le informazioni

Sino agli inizi del mese l’Isola contava 59 Case di comunità e 17 Ospedali di comunità, superando i target assegnati alla Sardegna – rispettivamente 50 e 13 – da raggiungere entro il 30 giugno. A oggi, dopo l’attivazione di ulteriori strutture, si arriva a quota 64 Case di Comunità e 19 Ospedali di Comunità. In un comunicato la Regione aggiunge infatti che, «commentando il focus nazionale Ansa – quello che faceva riferimento proprio all’entrata in funzione della sede del Marino – gli uffici dell’assessorato della Sanità danno conferma dei risultati raggiunti e fanno sapere che sono stati accreditati ulteriori Ospedali di comunità», raggiungendo così quota 19. Reperire informazioni aggiornate e operative sul caso del Marino risulta però più complicato.

I canali web

Se sui canali istituzionali trovano spazio numeri, target e comunicazioni sull’attivazione delle strutture, più difficile è reperire informazioni utili ai cittadini. Anche sul sito dell’Asl 8, nelle sezioni dedicate a ospedali e strutture, l’Ospedale di comunità del Marino compare solo nei riferimenti al progetto e all’avvio del cantiere, mentre non risultano accessibili indicazioni su chi potrà accedere alla struttura, su come funzionerà la presa in carico, sui servizi effettivamente offerti e su quando entreranno in funzione. Chi potrà accedere all’Ospedale di comunità? Come funzionerà? Quali servizi offrirà? E quando saranno effettivamente disponibili? Domande alle quali, al momento, non è possibile trovare una risposta immediata consultando i portali ufficiali.

La certificazione

La Regione, intanto, fornisce alcuni chiarimenti sul percorso che ha portato al raggiungimento degli obiettivi previsti dal Pnrr. In una nota si precisa che «l’asseverazione di Case e Ospedali di Comunità è avvenuta solo sulla base di criteri e procedure previsti dal Pnrr e dalla normativa nazionale di riferimento». Con riferimento alla legge regionale 1 del 2026 impugnata per tre commi relativi alle modalità per certificare le strutture: «Tali disposizioni non hanno mai trovato concreta applicazione, poiché la disciplina nazionale successivamente intervenuta ha regolato la materia prima che la normativa regionale producesse effetti operativi». Anche se, evidenzia la Regione, «la disciplina sopravvenuta ha previsto contenuti sostanzialmente coincidenti con quelli introdotti» dalla norma impugnata. Norma che, in ogni caso, «sarà formalmente abrogata nella prossima legge di variazione».

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