Il libro.

Lombardini, il giudice sceriffo 

Nell’opera di Giovanni Seu la controversa figura del magistrato 

Per restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp

Il dibattito sulla giustizia è più che mai acceso. E mai come ora, a pochi mesi dal referendum costituzionale per la separazione delle carriere dei magistrati, sembra attuale il libro-inchiesta del giornalista Giovanni Seu che racconta le luci e le ombre della vita di Luigi Lombardini, il magistrato morto suicida l’11 agosto 1998 nel suo ufficio nel Palazzo di Giustizia di Cagliari. “Lombardini, il giudice sceriffo”, edito da Edes (presentato ieri a Cagliari), non è solamente una biografia approfondita, basata su testimonianze dell’epoca e atti giudiziari, alcuni anche inediti, ma uno strumento che aiuta ad entrare nella complessità del ruolo della magistratura, che oltre a dover essere trasparente in tutte le sue articolazioni, deve sempre risultare imparziale e nell’assoluto rispetto della Legge.

La morte
La vicenda, ricostruita nei minimi dettagli, racconta i successi professionali e la progressiva e rapida caduta del giudice Luigi Lombardini, che concluse la sua vita tragicamente con un colpo di pistola alla tempia, dopo alcune ore di interrogatorio da parte di quattro colleghi di Palermo, guidati dall’allora procuratore Giancarlo Caselli, arrivati dalla Sicilia per indagare su di lui. Un gesto così estremo e definitivo che, a lungo, tenne diviso il mondo della giustizia e l’opinione pubblica sarda in due fazioni contrapposte e appassionate. A distanza di quasi trent’anni quella tragedia, la vicenda rimane ancora per molti lati oscura, ma il libro di Giovanni Seu – con anche gli interventi dell’ex responsabile della Rai della Sardegna, Romano Cannas, e dell’avvocato Mauro Trogu – ha il merito di rimettere in fila quei fatti con lo sguardo della storia. Senza più la lente deformata dalle passioni.

L’indagine
Lo scenario su cui si consuma il dramma è quello della Sardegna ancora condizionata dal fenomeno dei sequestri di persona, con Lombardini che – se pure assegnato ad altro – continua a lavorare senza averne titolo negli anni Novanta con una struttura investigativa parallela e segreta rispetto a quella ufficiale della Procura. L’ex giudice istruttore, che per anni aveva lottato con i sequestratori con ogni mezzo, finì così sotto indagine da parte dei colleghi palermitani – competenti quando si trattava di fascicoli che coinvolgevano magistrati sardi - che vennero a Cagliari per interrogarlo: proprio in una pausa di quell’interrogatorio, colui che per anni era ribattezzato da molti il giudice sceriffo , decise di farla finita. E allora quel colpo di pistola diventò uno spartiacque tra chi riteneva che la lotta all’Anonima sequestri potesse essere fatta ad ogni costo, anche con metodi al di fuori della legalità, quasi fosse una medaglia al valore perseguire uno scopo ad ogni costo, contro chi – invece – ribadiva che anche i magistrati erano tenuti al rigoroso rispetto della legge. Così le pagine del libro di Giovanni Seu, con i documenti ritrovati, ricostruiscono anche il presunto apparato parallelo, quasi un piccolo esercito personale, che Lombardini aveva messo su per penetrare all’interno del sistema criminale. E pazienza se ci si doveva avvalere di pentiti prezzolati, incutere terrore nelle famiglie dei sequestrati o dei presunti sequestratori, gestire denaro estorto a possidenti per evitarne il sequestro, fidelizzare esponenti delle forze dell’ordine. Un libro denso, onesto, quasi indispensabile per comprendere quanto sia importante che il sistema giustizia resti sempre nell’alveo della legalità.

L’autore
«Da subito mi sono accorto della delicatezza della vicenda e della necessità di approfondirla», racconta l’autore. «Ho letto tutti i libri che in qualche modo si sono occupati di lui, i documenti delle varie commissioni, i giornali d’epoca e, soprattutto, ho fatto una quarantina d’invertiste a persone che lo hanno conosciuto». Dopo l’indagine contro il giudice, nata alla fine del sequestro di Silvia Melis prima con l’ipotesi di favoreggiamento e poi per estorsione, il suicidio di Lombardini fece scattare polemiche roventi anche a livello nazionale. Emerge, nei confronti dell’ex giudice, l’accusa di “sostanzialismo”, ovvero di esercitare la giustizia mirando ai fini senza curarsi dei mezzi per realizzarla, con una rete che forniva informazioni e compiva missioni per conto del magistrato, ma che gestiva anche molti soldi, arrivando a chiederne agli imprenditori ai quali veniva promesso la protezione dai sequestri. E a distanza di quasi trent’anni il dibattito, soprattutto tra quelli che l’hanno vissuto, non si è mai placato con chi riteneva quello un mini-esercito personale e illegale di Lombardini e chi, invece, lo ridimensionava ad un gruppo di fedelissimi, animati da un unico nobile scopo: riportare a casa le persone sequestrate. «Non era un magistrato ideologico – racconta l’autore del libro, dal ritratto emerso nella sua lunga e meticolosa ricerca - non era spinto da movente politico, non voleva redimere la società. Lui rappresentava lo Stato e chi era contro lo Stato era contro di lui, per cui utilizza mezzi leciti e non per affermare il predominio dello Stato».

L’idea di sé

Dal libro ne emerge un uomo che ad un certo punto sembra sentire insostituibile, quasi incarnasse su di sé l’essenza stessa della legge, un’idea che negli anni Novanta lo spingerà così a continuare ad occuparsi di rapimenti anche senza averne più la competenza. Dalle carte del libro-inchiesta emerge anche un rapporto complicato con i colleghi, soprattutto dopo l’aspirazione, senza successo, di diventare capo della Procura della Repubblica e riprendere per sé la gestione della lotta ai sequestri di persona. Il volume si chiude con interviste: una all’ex procuratore generale Ettore Angioni, che gli fu grande amico, e l’altra all’ex procuratore aggiunto Mario Marchetti, recentemente scomparso, che fu un suo acerrimo avversario.

RIPRODUZIONE RISERVATA

Questo contenuto è riservato agli utenti abbonati

Per continuare a leggere abbonati o effettua l'accesso se sei già abbonato.

• Accedi agli articoli premium

• Sfoglia il quotidiano da tutti i dispositivi

Sei già abbonato?