Lo Stretto di Hormuz è aperto, anzi no: contrordine. A farne le spese sono state parecchie navi colte di sorpresa nel fuoco incrociato dei tweet Usa-Iran e costrette al dietrofront. Alcune – almeno tre – sono state bersagliate anche da veri proiettili, fortunatamente senza conseguenze. Ma è il caos.
Tra la dozzina di imbarcazioni che hanno sfruttato la riapertura-lampo di Hormuz c’è anche la nave da crociera italiana Msc Euribia, rimasta ferma nel Golfo un mese e mezzo. Tutte le altre, invece, hanno dovuto girare rapidamente il timone. È capitato, per esempio, a due petroliere indiane, tra cui la Vlcc, lunga come la Tour Eiffel e larga quanto un campo di calcio: entrambe sono state respinte da una sola bordata di avvertimento sparata dalla Marina iraniana. Così che la maxi petroliera, col suo carico di due milioni di barili di greggio iracheno, ha dovuto fare dietrofront verso ovest, per la rabbia di Nuova Delhi che ha convocato subito l'ambasciatore iraniano.
Apparentemente s'è giocato tutto sul filo del calendario, se non proprio dell'orologio. A Hormuz, in tempo di pace, passavano oltre 100 navi al giorno. Da quando gli iraniani hanno messo il blocco, poi “doppiato” dalla Marina statunitense, il numero dei transiti è diminuito del 95%. Chi era fuori dal Golfo Persico è rimasto lontano, ma chi era dentro non è più potuto uscire. Bisogna immaginare centinaia di navi – quasi 800 secondo le stime della Bbc – ferme da giorni nei porti, stracariche di merce, in attesa del via libera. Che è arrivato, un po' a sorpresa, proprio ieri. Ma non tutti hanno potuto salpare subito.
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