Il canone di concessione. L’interesse pubblico per il Comune. La sostenibilità economica per il Cagliari calcio. Il disegno del nuovo stadio deve ancora unire gli ultimi puntini (domani, al più tardi, il club rossoblù porterà a Palazzo Bacaredda il nuovo piano economico finanziario aggiornato con le richieste dell’amministrazione), ma dopo una settimana ricca di polemiche, schermaglie politiche, e incomprensioni, sembra tornare il sereno tra il Comune e la società rossoblù. «C’è un dialogo aperto e costruttivo con l’amministrazione. Siamo certi che da oggi le polemiche degli ultimi giorni saranno messe da parte e si chiuderà molto presto questo procedimento amministrativo che dura da più di dieci anni», rassicura Antonio Romei, legal advisor della società rossoblù e tra i professionisti in prima linea sul progetto stadio. Ecco perché all’appuntamento di questa mattina con l’Uefa, che arriva a Palazzo Bacaredda per avere garanzie che club rossoblù e amministrazione abbiano risolto le criticità e si possano rispettare i tempi per la costruzione del nuovo stadio in vista di Euro 2032, si presenteranno insieme.
Avvocato, partiamo da una questione che agita la città: lo stadio si farà?
«Stiamo lavorando tutti in questa direzione: il sindaco Massimo Zedda e l’assessore allo Sport Giuseppe Macciotta - che hanno ribadito più volte che lo stadio si vuole realizzare - e la società Cagliari Calcio, naturalmente, che da anni investe per dare alla città un nuovo impianto che rappresenta un’opportunità sia in termini di occupazione (stimati circa 9mila posti di lavoro tra periodo di costruzione e indotto della gestione dell’impianto), sia per la possibilità di ospitare manifestazioni internazionali, gli Europei, ma anche i concerti. Il nuovo stadio è concepito come un polo polifunzionale strategico che può generare fino a 375 milioni di gettito fiscale allo Stato e al territorio durante il periodo di concessione».
Altro tema caldo: il nodo del canone di concessione. Per il Comune i 50mila euro annui sarebbero troppo pochi, per voi una cifra più alta farebbe sballare il Pef. Come se ne esce?
«Avevamo indicato quella cifra basandoci su una valutazione rispetto a un investimento complessivo che vale circa duecentoventi milioni, di cui in questo momento Cagliari Calcio e Costim Real Estate si stanno facendo carico. Rispetto alle osservazioni sollevate dal Comune, il Cagliari ha fatto tutto quello che doveva fare. Non ci siamo barricati su questioni principio, vogliamo andare dritti all’obiettivo. Ecco perché, assecondando le richieste del Comune, una strada potrebbe essere quella di proporre un canone crescente che sarà definito nell’aggiornamento del Pef».
Come dovrà essere?
«Dovrà tenere conto del fatto che per i primi anni, tra demolizione del vecchio impianto e costruzione di quello nuovo, lo stadio non produrrà ricavi».
Cosa risponde a chi dice che il Cagliari, beneficiando di un contributo di 60 milioni di euro, vorrebbe costruirsi lo stadio coi fondi pubblici?
«Ricordo che i 10 milioni del Comune sono funzionali alla demolizione del Sant’Elia e a dare un’area pulita per poter costruire, mentre i 50 della Regione sono correlati alla rinuncia al centro commerciale nel progetto precedentemente approvato dall’amministrazione. Non corrisponde quindi a verità dire che ci sia un contributo pubblico al Cagliari, mentre è insindacabile dire che alla scadenza della concessione, tra 50 anni, l’intera opera tornerà nella disponibilità del Comune».
Nessuna speculazione, quindi.
«Nessuna. Lo stadio rimarrà alla città, ai tifosi, e contribuirà a cementare il legame di appartenenza tra la Sardegna e il Cagliari. In questo senso vediamo il nuovo stadio».
E a chi sostiene che l’operazione stadio sia anche legata ai nuovi assetti societari?
«È completamente fuori tema. Ho letto sulla stampa un po’ di polemiche sulla recente acquisizione di quote societarie del Cagliari, come se lo stadio fosse stato un elemento determinate. Chi sostiene questo è fuori luogo. La scelta di trovare nuovi soci è stata fatta anche per avere la maggior forza possibile per portare a termine un investimento così ingente da parte di tutta la compagine sociale».
Oggi arriva l’Uefa: chiederà garanzie sul rispetto dei tempi per la realizzazione del nuovo impianto in vista di Euro ’32. È un treno su cui siete ancora intenzionati a salire?
«Assolutamente sì. Quando è stato proposto di modificare il progetto stadio, passando da 25mila a 30mila posti, lo abbiamo fatto più per un interesse della città che della società, accettando che tempi e costi crescessero. Per senso di responsabilità verso la comunità, e per questo dobbiamo ringraziare il presidente Giulini. Gli Europei rappresentano un treno importantissimo e non bisogna perderlo».
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