Dopo il salvataggio

Lo speleologo in prognosi riservata 

Luca Olmetto è stato operato a Nuoro, i familiari sono al suo capezzale 

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È uscito dalla grotta di Gorropeddu tra un “bravo” urlato e un applauso, dopo 26 ore al buio. Ha detto solo “grazie” Luca Olmetto, 31 anni, di Codrongianos. Ma il conto della montagna è arrivato subito dopo. Estratto dal cunicolo di Urzulei, dove era rimasto intrappolato dal crollo, è stato trasportato d’urgenza in elicottero all’ospedale San Francesco di Nuoro. Le condizioni restano delicate. La prognosi è riservata. Ora è sotto rigoroso controllo clinico in Rianimazione. Serviranno un paio di giorni per sciogliere la prognosi e capire. «Il paziente - ha dichiarato Antonella Tatti, direttrice facente funzioni del San Francesco - ha subito un grave trauma da schiacciamento dell’arto inferiore destro». Ieri è stato operato. «È sotto osservazione degli intensivisti e speriamo di poter sciogliere la prognosi tra un paio di giorni». La madre e la sorella sono al suo capezzale.

Rischi del territorio

A intervento concluso, resta la montagna. E il suo monito. Lo ricorda Cristina Murgia, vicesindaca di Urzulei, mentre ancora echeggia l’applauso per Luca Olmetto estratto dalla grotta di Gorropeddu, toponimo popolare di Gorropu ’e Ghirovai. «Il territorio di Urzulei è impervio. Invitiamo alla prudenza. È necessario venire con il giusto equipaggiamento - ha detto la numero 2 dell’amministrazione guidata da Ennio Arba - e soprattutto bisogna rendersi conto che la copertura telefonica spesso non è presente e quindi occorre dotarsi di sistemi adeguati nell’eventualità di dover chiedere soccorso». Perché lassù, nel Supramonte, la bellezza è selvaggia.

Plauso ai soccorritori

Alla fine, l’elogio a chi non si è mai fermato. «Sono sempre presenti nel nostro territorio, lavorano in condizioni difficili riuscendo comunque a ottenere risultati ottimali». Un pensiero ai 48 tecnici del Soccorso alpino e ai 30 vigili del fuoco che hanno scavato a mani nude in un cunicolo di un metro e mezzo. Hanno resistito anche loro e lo hanno portato fuori.

Il consigliere

Anche Salvatore Corrias, consigliere regionale, è intervenuto dopo le 27 ore di angoscia nella grotta. «Il Supramonte è un luogo meraviglioso ma non privo di insidie, anche per i più esperti. Da anni - ha ricordato l’esponente Dem - insistiamo sulla prudenza e sulla necessità della prevenzione, specie con operazioni di simulazione sul campo, l’ultima quella del Soccorso alpino a Lanaitho, utili e imprescindibili, tanto da portare a risultati come quello di lunedì».

I costi

Sono bastate 27 ore e un minuto perché, soprattutto sulle piazze virtuali, alla parola “miracolo” si sostituisse un’altra: “quanto ci è costato?”. L’elicottero era ancora caldo e già qualcuno chiedeva il conto. Allo speleologo non arriverà mai una fattura. Come non è mai stata notificata a nessuno. In Sardegna non esiste ticket di chiamata. I turisti stranieri sono abituati diversamente. Quando li tirano fuori da una grotta, da un sentiero e dal mare, tedeschi, francesi, austriaci e svizzeri chiedono l’iban. Da loro un elicottero costa diverse migliaia di euro. Qui no. Gli rispondono che in Sardegna il soccorso non si paga e restano lì, con il telefono in mano, esterrefatti. Il conto, però, esiste. Tenere accesi gli elicotteri dell’Areus, con piloti, tecnici, medici, manutenzione, volo notturno strumentale, costa alla Regione un appalto da oltre 165 milioni di euro fino al 2035. Ogni minuto di volo vale centinaia di euro di kerosene, di usura, di persone.

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