La guerra.

Lituania, caccia italiani in azione 

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Vilnius. Torna a salire l’allerta per gli attacchi ibridi in Europa. Due caccia italiani si sono alzati in volo dalla base aerea di Siauliai per la violazione della spazio aereo della Lituania da parte di un drone sospetto. I due Eurofighter sono decollati d’urgenza sotto il comando della Nato dopo l’esplosione del velivolo nella parte settentrionale del Paese. Il presidente lituano Gitanas Nauseda ha subito puntato il dito contro la Russia, accusandola di «estendere la guerra di aggressione al fianco orientale della Nato e dell’Ue». Ma poco più tardi il portavoce degli Esteri ucraino ha chiarito che il drone esploso in Lituania era impiegato da Kiev in «un’operazione contro obiettivi militari russi» e l’incidente «potrebbe essere stato causato da azioni di combattimento elettronico da parte della Russia volte a deviare i droni». Un caso risolto nel giro di qualche ora, che tuttavia racconta il livello di allarme nelle capitali baltiche ma anche dentro l’Alleanza atlantica. Dal quartier generale di Bruxelles è arrivata presto la conferma dell’intervento dei jet italiani in Lituania, accompagnata da una dura reazione: «La Nato è pronta e in grado di reagire a qualsiasi potenziale minaccia, 24 ore su 24 e 7 giorni su 7, per salvaguardare il nostro territorio e proteggere la nostra popolazione», ha riferito un ufficiale dell’Alleanza dalla capitale europea. Sabato due droni sono entrati nello spazio aereo della Romania e sono stati abbattuti da piloti militari sul Mar Nero, mentre è tornata a salire la tensione all’aeroporto di Lipsia, dove ad agosto è stato ritrovato il drone esplosivo attribuito a Mosca dalle autorità federali tedesche. Una vasta operazione di polizia è scattata sabato notte dopo la segnalazione di una recinzione sfondata da un veicolo. L’ipotesi per ora al vaglio degli investigatori è quella di un incidente.

Raid su San Pietroburgo

Intanto si registrano nuovi attacchi incrociati alle infrastrutture energetiche in Russia e in Ucraina, con una vittima civile su ciascuno dei fronti e un raid di Kiev che ha causato un imponente incendio in un impianto petrolifero a San Pietroburgo, lasciando decine di migliaia di persone senza luce e facendo due vittime civili, una in ognuno dei due fronti. E ieri sera Donald Trump ha accusato Volodymyr Zelensky di prendere «di mira le raffinerie di diesel in Russia, pur sapendo che tali attacchi danneggiano gravemente i mercati globali del diesel, inclusi quelli Usa» e di «non avere interesse a porre fine a questa guerra».

Sono oltre mille i droni ucraini che hanno preso di mira, oltre al terminal petrolifero, anche lo strategico ponte sul canale Korabelny, il polo logistico dell’azienda di e-commerce Ozon e il data center della società internet VK. La contraerea ha distrutto solo una parte dello stormo lanciato da Kiev, e 135 droni sono stati abbattuti nella intera regione di Leningrado. La Russia ha risposto, lanciando un missile balistico Iskander-M e 180 droni d’attacco, 152 abbattuti da Kiev.

«Mi ricandido»

E ieri il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha annunciato che si ricandiderà se le elezioni presidenziali dovessero svolgersi a guerra ancora in corso e ha detto che gli Stati Uniti hanno ripreso la condivisione d’intelligence, dopo averla bloccata per «un certo periodo di tempo», augurandosi che i colloqui con Washington possano svolgersi in settimana. Il presidente ucraino ha detto di aver parlato con gli inviati americani Jared Kushner e Steve Witkoff, esprimendo ancora l’auspicio di nuovi colloqui con gli Usa in settimana.

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