Nell’Aula della Camera risuona l’inno di Mameli di fronte al presidente della Repubblica, alla premier e alle alte cariche dello Stato, mentre tre corone d'alloro vengono deposte alla Foiba 149 di Monrupino. Un legame ideale tra il Parlamento e uno dei luoghi simbolo del Giorno del Ricordo delle vittime delle foibe e dell'esodo giuliano-dalmata. Il Paese celebra in Parlamento e sul territorio un altro capitolo delicato della storia nazionale del dopoguerra.
Il messaggio
«L’Italia - dice Giorgia Meloni - non permetterà mai più che questa storia venga piegata, negata o cancellata». È una storia, aggiunge, che «appartiene all'Italia intera. A ognuno di noi». E che è stata sottoposta «per decenni a un’imperdonabile congiura del silenzio, dell'oblio e dell'indifferenza».
E il tema del silenzio, della memoria dimenticata di quanti furono perseguitati e trucidati su ordine di Tito risuonano in tutti i messaggi per la giornata. Il 30 marzo 2004, sottolinea il presidente del Senato Ignazio La Russa, ricordando l'approvazione della legge sulla giornata in memoria delle vittime di quegli atroci crimini, è stata una data spartiacque dopo «troppi decenni, durante il quale la sofferenza di migliaia di nostri connazionali è stata volutamente occultata. Negata da una parte politica e dalle istituzioni che da quella parte politica erano rappresentate».
«Mi auguro - sottolinea il presidente della Camera Lorenzo Fontana - che questa giornata contribuisca a rinnovare e rafforzare la memoria collettiva di un dramma che non può più essere taciuto». Un dramma che resta un «costante monito contro l'odio tra i popoli».
Memoria bipartisan
Un punto questo sul quale convengono maggioranza e opposizione. «Il ricordo di quelle atrocità - sottolinea la segretaria dem Elly Schlein - deve aiutarci a produrre anticorpi perché simili orrori non si ripetano». «Abbiamo solo un modo – il monito del leader del M5S Giuseppe Conte - per ricucire certe ferite: evitare le strumentalizzazioni e guardare in faccia l'orrore che producono i totalitarismi, per ricordare sempre di dire mai più».
Il capo dello Stato
Per il capo dello Stato, Sergio Mattarella, oggi a parlare sono i gesti, dopo la partecipazione alla cerimonia alla Camera la visita a sorpresa alla mostra “Gli esuli fiumani, dalmati e istriani” al complesso del Vittoriano a Roma. Del resto - come è stato ricordato anche durante la cerimonia a Montecitorio - proprio i gesti del capo dello Stato sono stati centrali nel percorso per la memoria fatto in questi anni. Il 13 luglio 2020 dopo aver deposto una corona di fiori alla foiba di Basovizza, Mattarella strinse la mano in silenzio a Borut Pahor, il primo presidente di uno dei Paesi nati dalla disgregazione della ex Jugoslavia a commemorare le vittime italiane delle foibe. Ed è proprio al sacrario di Basovizza che si è tenuta ancora una volta la cerimonia solenne in ricordo delle vittime.
Il sacrario
«Il sacrario di Basovizza - ha detto il presidente del Comitato per i Martiri per le Foibe Paolo Sardos Albertini - è ormai diventato luogo della memoria di tutte le vittime italiane, slovene e croate, vittime tutte dello stesso disegno criminoso».
«Perdonare sì, dimenticare e cancellare la memoria, no», ha sottolineato il vicepremier Matteo Salvini, chiudendo gli interventi dal palco. Tra le iniziative, anche quella, ricordata dalla premier Meloni, del “Treno del Ricordo” che da Trieste girerà lungo lo Stivale per ricordare quanti «hanno deciso di essere italiani due volte».
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