Scontro Ankara-Tel Aviv

L’Italia contro i nuovi coloni israeliani in Cisgiordania 

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Roma. La dura polemica tra il ministro degli Esteri britannico Ed Miliband e quello israeliano Gideon Sa’ar sulla vicenda degli insediamenti nel cosiddetto distretto E1, tra Ma’aleh Adumim e Gerusalemme, era già cominciato giovedì mattina. «Inaccettabile, distruttivo e pericoloso per la soluzione dei due Stati», ha scritto da Londra Miliband. Successivamente è arrivata la dichiarazione congiunta di Francia, Germania, Italia e Regno Unito che chiedono a Israele di bloccare l’espansione degli insediamenti dei coloni in Cisgiordania. I quattro Paesi affermano che «la decisione del governo israeliano di pubblicare bandi di gara per la costruzione nell’ambito del progetto di insediamento E1 è inaccettabile. L’insediamento E1 comprometterà la prospettiva della soluzione a due Stati, creando una frattura nella Cisgiordania e pregiudicando la continuità territoriale dei Territori palestinesi».

Il ministro Sa’ar in mattinata aveva già risposto a Miliband dicendo di «rifiutare categoricamente la sua dichiarazione e il tono paternalistico delle sue parole». «Non ci sono state nuove decisioni riguardo allo sviluppo dell’area E1. La decisione è stata presa nel 2025. Il processo di gara d’appalto è in corso da diversi mesi», ha scritto su X il ministro del governo Netanyahu sottolineando che «la Gran Bretagna controlla ancora oggi territori coloniali a migliaia di chilometri dalle proprie coste: è assurdo che oggi faccia la predica al popolo ebraico... e attribuisca colpe esclusivamente a Israele, ignorando l’estremismo palestinese».

Tensione con la Turchia

Alta tensione tra Turchia e Israele per l’influenza su Damasco dopo il raid israeliano di due giorni fa su una base militare nella Siria centrale: Ankara respinge le accuse di rafforzamento militare al confine e denuncia l’isolamento di Netanyahu, mentre il premier israeliano insiste che lo Stato ebraico non tollera «un radicamento militare turco» in Siria. Tra le due potenze regionali, la Siria dell’ex qaidista Ahmad Sharaa, sostenuto dagli Stati Uniti, prova a non irritare lo Stato ebraico restando però stretta alleata di Ankara. In una nuova dichiarazione ai media, Netanyahu ha detto: «Non tollereremo un radicamento militare turco che avanza verso sud, perché questo ci minaccia». Israele, ha spiegato, aveva prima avvertito Ankara «in termini generali», e «non avendolo capito», si è «assicurato che lo capissero più chiaramente». Poche ore prima, il ministro della difesa Israel Katz aveva accusato il presidente turco Recep Tayyip Erdogan di trascinare Ankara in «avventure pericolose» in Siria. Da Ankara il portavoce della presidenza Burhanettin Duran ha ribattuto che le accuse di Netanyahu riflettono il suo «isolamento politico».

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