Il sindaco di Orgosolo, Mereu: assurdo che la politica ignori le 211mila sottoscrizioni

«L’Isola esposta al saccheggio, solo la Pratobello ci salverà» 

Appello alla Regione: impugni la legge nazionale di dicembre 

Per restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp

«Dalla politica regionale, sinceramente, ci saremmo aspettati un impegno diverso». Pasquale Mereu, il padre della Pratobello, sindaco di Orgosolo e primo firmatario della legge blocca-speculazione, ci riprova: «Con le istituzioni vogliamo la collaborazione, non lo scontro, l’obiettivo deve essere per tutti la salvaguardia della Sardegna dall’assalto di pale e pannelli. Questa non è una battaglia di parte».

Ieri il presidente Comandini ha detto che la Pratobello è assegnata alle commissioni IV (Governo del territorio) e V (Attività produttive) dal 16 ottobre 2024.

«A cosa serve averla assegnata se, passati sedici mesi, non è stata ancora nemmeno calendarizzata?».

Ce l’ha con Comandini?

«Il Comitato Pratobello né il sottoscritto non ce l’hanno con nessuno. Da ottobre 2024 stiamo aspettando che la Regione prenda sul serio una proposta di legge popolare firmata da 210.729 cittadini. Forse per la politica sono pochi; noi, al contrario, crediamo siano tantissimi e tutti mossi da un’unica speranza: la Sardegna non può essere sfregiata da 650 nuovi progetti che di rinnovabile hanno solo il nome».

Cosa la preoccupa di più?

«La prospettiva del saccheggio a cui è esposta la nostra Isola. Oggi i territori sono senza tutele. Mi chiedo come maggioranza e opposizione dormano sonni tranquilli. Anche perché dal 16 dicembre 2025, con la conversione del dl nazionale 175 nella legge 4, la deriva centralista è palese. Denunciata dagli stessi assessori Laconi e Cani».

E la presidente Todde?

«Sinceramente, non pervenuta. Dice di non volere la speculazione energetica ma da subito si è mossa in direzione ostinata e contraria rispetto alla Pratobello».

Concretamente?

«A luglio 2024, ha voluto a tutti i costi la moratoria, ben sapendo che era espressamente vietata dal decreto Draghi, la pietra miliare della speculazione. E infatti, puntuale, è arrivata l’impugnazione. Con il ddl 45 sulle aree idonee, diventato legge 20, non è successa una cosa diversa: il Governo ha aperto il giudizio davanti alla Consulta che ha dichiarato la norma regionale parzialmente illegittima».

È arrabbiato?

«Non si può non esserlo davanti a una simile sequela di flop. Peraltro: la legge 20 è stata approvata a dicembre 2024. Noi abbiamo depositato le 20.729 firme due mesi prima, il 2 ottobre. Ci sarebbe stato tutto il tempo per costruire una convergenza tra testi normativi. Invece continuano a sacrificare la Pratobello».

Alessandro Sorgia ha chiesto l’immediato avvio dell’esame.

«Sorgia, che ringraziamo, è stato l’unico consigliere regionale ad aver fatto qualcosa dopo la nostra ultima lettera del 18 gennaio scorso. Ci saremmo aspettati che il presidente Comandini prendesse posizione a nome di tutti i sardi che rappresenta. Guida anche la commissione speciale per la revisione dello Statuto, ragion per cui dovrebbe dare valore a una legge di iniziativa popolare costruita intorno alla Costituzione sarda. In particolare l’articolo 3, lettera F, che riconosce alla Sardegna competenza primaria in materia urbanistica. Speriamo che in Consiglio regionale si sia aperto almeno un piccolissimo varco verso l’approvazione della Pratobello. Non vedo in campo altre soluzioni».

La Pratobello blinderebbe l’Isola dalla speculazione anche con la legge 4 e il potere autorizzativo totalmente in mano allo Stato?

«Io dico di sì. E anzi invito la presidente Todde a impugnare la norma nazionale approvata a dicembre. Se solo volesse, potrebbe dimostrare ai sardi di opporsi ai diktat di Roma e alla speculazione energetica. Ne guadagnerebbe anche in popolarità».

Il suo appello?

«La politica non pensi agli ordini di partito, ma agli interessi dei sardi. Anche la minoranza mi sembra troppo dipendente dagli ordini di Roma. Anche un ricorso davanti alla Corte di giustizia europea aiuterebbe la Sardegna: quei 6,2 gigawatt assegnati alla Sardegna violano il principio del burden sharing, sulla condivisione degli oneri».

RIPRODUZIONE RISERVATA

Questo contenuto è riservato agli utenti abbonati

Per continuare a leggere abbonati o effettua l'accesso se sei già abbonato.

• Accedi agli articoli premium

• Sfoglia il quotidiano da tutti i dispositivi

Sei già abbonato?