Lo studio.

L’Isola delle potenzialità frenate 

Credito costoso, inflazione e difficoltà occupazionali ostacolano la crescita 

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L’economia della Sardegna potrebbe crescere più del resto del Paese ma è frenata da credito costoso, inflazione e difficoltà occupazionali. È il quadro che emerge dal report "Navigare nell'incertezza: le tendenze dell'estate 2026 per l'economia e imprese della Sardegna", elaborato dall'Ufficio studi di Confartigianato su dati Istat, Ministero del Lavoro, Svimez e Banca d'Italia.

Effetto Hormuz

Nel 2026 il Pil dell'Isola è atteso in crescita dell'1,1%: più della media nazionale (+0,5%) e di quella del Mezzogiorno (+0,7%). Un risultato che, per Confartigianato, conferma la capacità di tenuta del sistema produttivo nonostante lo scenario internazionale. Emergono però diverse criticità. La prima riguarda l'inflazione, tornata a salire: a maggio i prezzi al consumo sono aumentati del 3,2% su base annua, trainati soprattutto dai rincari di energia e carburanti. Con la crisi nello stretto di Hormuz i prezzi di elettricità e gas nell'Isola sono saliti del 5,1%, trainando i costi di produzione.

Il caro-finanziamenti

A marzo i finanziamenti alle piccole imprese sarde scontavano un tasso medio del 10,6%, il più elevato d’Italia. I prestiti alle Pmi sono diminuiti del 3,3% rispetto all'anno precedente, mentre per le imprese artigiane la contrazione ha raggiunto il 5,3%, proseguendo una fase di stretta iniziata alla fine del 2022.

Il mercato del lavoro

Segnali contrastanti anche dal mercato del lavoro. Nel primo trimestre il tasso di occupazione è sceso al 57,5% (-1,4 % rispetto al 2025). Le flessioni più marcate riguardano manifatturiero (-18,7%) e costruzioni (-12,5%), mentre cresce il lavoro indipendente (+6,8%). Resta elevata anche la difficoltà di reperire personale:riguarda il 38,3% delle figure ricercate dalle imprese. Si prevedono 53.270 assunzioni tra giugno e agosto (-4,2% rispetto a un anno fa); in flessione anche turismo, alloggio e ristorazione.

Export in calo

Pesa infine il commercio con l'estero. Nel primo trimestre del 2026 l'export manifatturiero è diminuito del 22,3%: male soprattutto la domanda proveniente da Germania e Stati Uniti.

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