Medio Oriente.

L’Iran reagisce ai raid, fuoco sulle basi Usa 

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Teheran. «Ora che è sotto il nostro controllo, dobbiamo cambiare il nome dello Stretto di Hormuz in Stretto di Trump?». È l'ultima provocazione lanciata dal presidente americano dopo che Teheran lo ha sfidato.

Ignorando i suoi avvertimenti, l'Iran ha risposto prendendo di mira le basi americane in Iraq, Bahrein, Kuwait ed Emirati Arabi Uniti. Al momento, secondo quanto riferito da funzionari americani, non ci sono vittime ma i danni alle strutture non sono ancora chiari, e ha promesso vendetta per i quattro morti causati da un bombardamento americano a una festa di nozze. «È un crimine di guerra», ha tuonato l'Iran parlando in tutto di 18 vittime e 108 feriti nell'ondata di raid ordinata da Trump contro obiettivi militari iraniani vicino allo Stretto di Hormuz.

Il passaggio resta al centro dello scontro fra Washington e Teheran, che da settimane ne rivendicano tutte e due con forza il controllo. Per l'Iran lo Stretto è una leva nelle trattative con gli Stati Uniti, mentre per Trump è fondamentale per far scendere i prezzi del petrolio, e quindi della benzina, in vista delle elezioni di metà mandato. Confermando il suo recente spirito "imperialista”, il presidente ha ipotizzato - forse per gioco, forse no - la possibilità di trasformare Hormuz nello “Stretto di Trump”.

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