Il reportage.

L’invasione rosa della SolowomenRun 

In 16mila radunate alla Fiera per un’iniziativa solidale: «Viva le donne» 

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«L’8 marzo non è una festa, è una protesta. Viva le donne». La frase spicca su uno dei cartelloni che ondeggiano tra la folla. Attorno, migliaia di donne sorridono, si abbracciano, alzano bandiere e scattano fotografie prima della partenza. Così la città si è colorata di rosa ieri mattina per la nona edizione della “SoloWomen Run 2026”, una corsa che si riconferma momento di condivisione e rivendicazione, nel segno della libertà e della solidarietà femminile.

E i numeri parlano chiaro. Nel 2015, alla prima edizione, le partecipanti erano poco meno di 1.600. Ieri invece, a partire dalla Fiera per la camminata ludico-motoria di cinque chilometri sono state oltre 16mila donne. Circa 200, invece, le atlete che hanno scelto il percorso Challenge, sfidandosi su due giri per un totale di 8,5 chilometri.

Un’energia dirompente

Già prima delle nove del mattino il piazzale della Fiera è diventato un mare rosa. I primi pullman sono arrivati da tutta l’isola e un’onda di magliette fucsia, cappellini e fischietti ha riempito lo spazio davanti alla linea di partenza. «Io ho preso un giorno di ferie per partecipare – racconta con il sorriso Jessica Piredda –. Sono arrivata da Nuxis con mia mamma, mia zia e le ragazze dell’atletica di Santadi». Poco dopo il via, Mary Saba da Sinnai non riesce a trattenere l’emozione: «Lo dedico a tutte le donne: dobbiamo essere forti, solidali e continuare a combattere per i nostri diritti». C’è chi partecipa per la prima volta e chi, invece, non ha mai saltato un’edizione. Come Sabrina Meloni, Giulia Cherchi e il loro gruppo di amiche: «Quest’anno la nostra presenza ha un sapore diverso. Corriamo per la nostra cara amica Federica, venuta a mancare due anni fa per un tumore. Lo dedichiamo a lei».

Storie di coraggio, spesso di dolore, ma anche di forza e voglia di vivere. Sorrisi contagiosi, cori che si alzano da ogni angolo assieme a megafoni, parrucche colorate e brillantini. Tra la folla c’è anche Giulia Soro, mamma da meno di sei mesi. Si riconosce subito: sul passeggino ha attaccato un cartello con scritto “Io accompagno la mia mamma, sono un principino”. «Sono orgogliosa di aver affrontato questo percorso per la prima volta con mio figlio – racconta –. È stato bravissimo, ha sorriso tutto il tempo. Adesso però è ora della pappa», dice ridendo mentre si allontana verso il traguardo. Dall’Ogliastra Maria Bonaria Porceddu alza la voce tra la folla: «Donne, rimettiamoci sui tacchi, non facciamoci abbattere».

Giovani e anziane, bimbi nei passeggini o signore con il bastone: generazioni diverse che camminano fianco a fianco. E l’energia è contagiosa: «Noi donne siamo il massimo della vita. Se non esistessimo, dovrebbero inventarci».

L’impegno sociale

Ma la SoloWomen Run non è soltanto sport. Al centro dell’iniziativa resta il “Charity Goal”, la raccolta fondi destinata alle associazioni del territorio per sostenere progetti dedicati al mondo femminile.

«Siamo qui per dire che esistiamo, che vogliamo essere libere e indipendenti», spiega l’assessora Luisa Giua Marassi. «Nonostante i grandi passi avanti fatti, resta ancora tanto da fare sul tema della parità di genere, del lavoro e della divisione dei carichi familiari. Finché anche una sola di noi verrà uccisa in quanto donna, ci sarà bisogno di scendere in piazza, camminare e correre con la nostra maglia rosa per farci rispettare».

E mentre le ultime partecipanti tagliano il traguardo tra applausi e musica, il fucsia continua a riempire le strade. Non è solo il colore della corsa: è il segno di una presenza che vuole farsi notare, ascoltare e ricordare.

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