Torino.

L’indagine sul santone innescata da un ex marito 

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Torino. È stata la tenacia dell’ex marito di una delle donne coinvolte a riaprire l’inchiesta sulla comunità di Almese guidata da Bruno Antonio Malatesta, arrestato dai carabinieri con l'accusa di aver sottoposto le seguaci a una condizione di riduzione in schiavitù. L’uomo presentò un primo esposto nel 2018, archiviato nel 2023, e ne depositò subito un altro, riuscendo a impedire una nuova chiusura del caso. Fu anche il testimone dal volto oscurato che nel 2018 parlò alla trasmissione televisiva “Storie italiane”.

L'ex marito aveva conosciuto Malatesta nel 2007, quando la compagna, affetta da una grave malattia, aveva iniziato a frequentarne i corsi di yoga, attratta dai modi «gentili e premurosi» del guru. Nel tempo, secondo il racconto dell'uomo, la donna divenne sempre più devota, fino a partire per l'India e ad acquistare per 150mila euro un quadro ritenuto capace, per il suo «flusso energetico», di proteggere la famiglia. I due si sposarono nel 2012 e si separarono l'anno dopo, anche per le divergenze sulla figura del maestro. Nella comunità le seguaci erano chiamate «monache». Secondo gli inquirenti, si trattava di donne in condizioni di fragilità, progressivamente manipolate e soggiogate.

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