Di questi tempi, il pellet in Sardegna sembra essere diventato una merce rara. Negozi tristemente vuoti dovunque con vere e proprie psicosi che tengono banco da settimane. Una produzione come quella che fino ai primi mesi del 2019 veniva garantita dallo stabilimento di produzione di Domusnovas della cooperativa Mediterranea 94 (il più grande dell’isola) sarebbe una manna dal cielo per l’intero fabbisogno isolano, e forse non solo per quello. Attivo nella zona artigianale di Domusnovas per circa 5 anni, lo stabilimento, chiuso nel 2019, produceva 10 quintali di pellet all’ora in una struttura con 20 operai che si alternavano ogni giorno in 2 turni di 8 ore. A conti fatti si trattava di 160 quintali al giorno di produzione e, grosso modo, di 4 mila quintali al mese.
La produzione
«Ce lo prendevano praticamente dalle mani, - evidenzia Giuseppe Vargiu, presidente della Coop - eravamo di gran lunga i maggiori produttori dell’isola, servendo anche Olbia, Arzachena e tutto il nord Sardegna, e per di più con un mercato in continua espansione che ci stava seriamente facendo valutare di ampliare lo stabilimento per produrre pellet senza sosta. Abbiamo chiuso accumulando oltre 2 milioni di euro di richieste inevase».
Il potenziale
Se fosse rimessa in condizione di operare l’azienda garantirebbe anche oggi un prezzo di 6 euro per il singolo sacco di pellet, un costo ben al di sotto delle cifre anche superiori alle 10 euro a sacco che venivano prospettate fino a qualche tempo fa. Il segreto risiedeva tutto nella filiera di produzione a chilometri zero: lo stabilimento (una delle tante attività della coop) poteva contare sugli oltre 2 mila ettari di terreni concessi dalla Regione per le abituali attività silvicolturali e riusciva ad utilizzare ogni briciola del legname raccolto (il pellet è ottenuto dagli scarti), ottimizzando la produzione e azzerando spese di trasporto e logistica.
L’inchiesta
Di mezzo, nel 2015, si è messa l’inchiesta penale per “i tagli boschivi privi di autorizzazione” nella foresta del Marganai: un’inchiesta poi lentamente chiusa con la prescrizione di tutti i reati ma che ha prima bloccato i lavori di taglio e poi determinato una crisi irreversibile per la coop che è stata costretta a restituire l’intero compendio di lavoro alla Regione e ad azzerare un organico che prima contava 100 unità. Lo stabilimento ha resistito fino al 2019 acquistando il legname in Ogliastra ma i costi del trasporto erano proibitivi ed è arrivata la chiusura. Da tempo sono in corso colloqui con le amministrazioni regionali per riaprire i battenti e la modifica della legge regionale 1 del 2019 spianerebbe la strada consentendo all’agenzia Laore di concedere nuovi terreni alla coop in cui tagliare legna e riavviare la produzione. «Serve però un’ulteriore legge regionale - spiega Vargiu - per mettere Laore nelle condizioni di farlo. Si riaprirebbe un mercato florido con un indotto enorme. Siamo in attesa di un incontro con gli assessorati: sono praticamente rimasto solo ma non mi arrendo, mi devono abbattere per poter scrivere la parola fine sul futuro della coop e su quello dello stabilimento di pellet».
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