il dram

L’impennata degli sbarchi: 150 per cento in più dal 2025 

La Sardegna rischia di diventare la seconda Lampedusa 

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Ottomila migranti sbarcati a Lampedusa nei primi sette mesi e mezzo di quest’anno, quasi duemila in Sardegna. Non c’è paragone nei numeri e la leadership dell’isola siciliana non è attualmente in discussione. A preoccupare è invece la tendenza per quanto riguarda la Sardegna: mentre Lampedusa (più vicina alla Tunisia che all’Italia) tende a perdere qualche punto percentuale nel totale degli sbarchi (l’anno scorso erano il 56 per cento del dato generale nazionale), la Sardegna registra nel 2026 un balzo in avanti di oltre il 150 per cento. In un solo anno, dato regionale.

La nuova meta

I dati che con grande fatica trapelano dal Viminale - inspiegabilmente fornisce quelli nazionali, ma tratta i numeri locali come se fossero un segreto di Stato invece di informare i cittadini - certificano più che un raddoppio dei numeri del periodo gennaio-agosto del 2025: gli sbarchi erano stati 750-800, ora sono duemila. Un balzo in avanti che ha pesanti conseguenze sulla distribuzione delle forze (di polizia) in campo e sulla sistemazione logistica dei nuovi arrivati. L’hotspot di Monastir, se il trend dovesse rimanere questo, non potrà bastare.

Il fenomeno

Un caso, questo incremento di arrivi nell’Isola? Al ministero dell’Interno non sarebbero così ottimisti, considerata la caratura delle organizzazioni criminali coinvolte in questo traffico spesso mortale per i migranti: infatti il problema se lo starebbero ponendo. Le bande che reclutano gli scafisti diretti in Sardegna (uno è appena stato arrestato, su un secondo sta lavorando la Questura di Cagliari e non si esclude che finirà nello stesso modo) potrebbero aver deciso di potenziare la rotta sarda. I segnali ci sono e le contromisure - se le cose stessero realmente così - potrebbero essere urgenti. Alla fine dei conti, giungere in Sardegna con i barchini richiede circa nove ore e, in quest’estate meteorologicamente tanto favorevole, non è un’impresa poi complessa.

Il peso criminale

Davanti all’ondata di nuovi arrivi nell’Isola (quasi tutti algerini, cui si sommano pochi tunisini e qualche marocchino), una reazione però c’è. Dopo i sette arresti tra scafisti e trafficanti di esseri umani messi a segno dalla Squadra mobile della Questura di Cagliari, con l’ulteriore accusa di aver fornito documenti falsi ai migranti che la stessa organizzazione ha traghettato qui da noi, si apre un altro fronte: il parallelo traffico internazionale di droga. Gli investigatori della polizia cagliaritana hanno ricostruito alcuni trasporti di carichi di stupefacenti di un’organizzazione internazionale al cui vertice era un algerino. Un richiedente asilo, oltretutto.

Iniziati i rimpatri

Intanto, dal 2024 la Questura cagliaritana - che sugli stranieri coordina le altre forze di polizia come i carabinieri e la guardia di finanza - sono cominciati i rimpatri forzati: in Sardegna non si erano mai visti, se non isolate eccezioni. Adesso la media è di circa una ventina di rimpatriati l’anno: per la quasi totalità, migranti africani che hanno scontato la condanna definitiva per reati commessi in Sardegna o in altre regioni italiane, riaccompagnati nel loro paese d’origine subito dopo la scarcerazione per fine pena. Numeri ancora contenuti, ma indicativi del fatto che in Sardegna si sta aprendo una nuova rotta, opposta e contraria a quella che porta i migranti qui da noi. E che lo fa sempre di più.

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