Sul valore della posidonia, il fatto che si tratti di una ricchezza e non di un rifiuto, sono tutti d’accordo: «È una risorsa naturale fondamentale per la difesa delle nostre coste. Protegge le spiagge dall’erosione e contribuisce all’equilibrio dell’ecosistema marino», dice Stefania Loi, consigliera comunale di FdI. Detto questo, «esiste però un problema che non può essere liquidato con battute o semplificazioni: durante la stagione turistica, gli accumuli massicci e non gestiti compromettono la fruibilità delle spiagge, incidono negativamente sull’immagine della città e producono conseguenze economiche concrete per operatori balneari, attività commerciali e comparto turistico», aggiunge.
L’attacco al Comune
L’amministrazione comunale, come noto, ha difeso la scelta di non toccare la posidonia che si è accumulata con le mareggiate invernali soprattutto alla Prima fermata, invocando fenomeni naturali (il maestrale) che come accade ogni anno appena soffia distribuisce la posidonia e “ripulisce” la spiaggia. «Dire che “ci penserà il maestrale, come fa da milioni di anni” può forse funzionare come slogan, ma non può rappresentare una strategia amministrativa. Perché la natura ha i suoi tempi, mentre il turismo ne ha altri», tuona ancora Stefania Loi. «Chi vive di turismo vive di prenotazioni, presenze e recensioni. E il turista che arriva non distingue tra una “banquette naturale” e una mancata gestione del fenomeno: vede semplicemente una spiaggia non fruibile.
L’appello
«Molti territori costieri italiani ed europei», dice ancora la consigliera di opposizione, «hanno già superato questa falsa alternativa tra “lasciare tutto dov’è” e “ruspe indiscriminate”. La strada più seria ed equilibrata è quella della gestione stagionale intelligente», ovvero, «il mantenimento della posidonia durante l’inverno come protezione naturale del litorale, la raccolta mirata e temporanea nei mesi di maggiore afflusso turistico, quindi il recupero e la valorizzazione del materiale attraverso filiere innovative legate a cosmesi, fertilizzanti, bioedilizia e materiali ecologici. Questo approccio trasforma un problema in opportunità economica, ambientale e occupazionale».
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