Un angolo di Oristano compare nelle pagine del nuovo libro di Concita De Gregorio. Si chiama “La cura”, l’ultimo lavoro della scrittrice e giornalista, e tra le voci che vi risuonano c’è anche quella di chi ha vissuto l’esperienza dell’Hospice cittadino, quel luogo sospeso tra la vita e il suo congedo. A darne notizia è la stessa Asl di Oristano. Tutto nasce da un post pubblicato anni fa in cui una donna raccontava la sua esperienza accanto alla madre, affidata alle cure della struttura. Quelle parole hanno raggiunto De Gregorio, che le ha fatte proprie, intrecciandole al filo narrativo del suo libro.
«Ci fa piacere quando le persone raccontano esperienze positive riguardo al nostro centro – racconta Simona Pes, coordinatrice dell’Hospice – è un luogo in cui la sofferenza è di casa, ma cerchiamo sempre di renderla il più umana possibile». Un’umanità che si traduce in scelte precise: nessun orario per le visite, nessun divieto, e persino la possibilità di portare i propri animali domestici. «Siamo sempre molto colpiti da quanti familiari dei pazienti tornino a trovarci. È come se all’Hospice avessero trovato una sorta di serenità, e lo ricordassero con affetto. È importante che chi opera nella sanità riconosca il valore di questo luogo», afferma Giuseppe Obinu, direttore della struttura complessa Rete locale cure palliative. ( f. t. )
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