Madrid. La battaglia tra Pedro Sanchez e Giorgia Meloni sull'immigrazione è solo l'ultima tappa di un eterno duello. I due leader da anni rinfocolano la loro rivalità consapevoli che dallo scontro, soprattutto su un tema elettoralmente così sensibile, è possibile guadagnare consensi sul fronte europeo, ma soprattutto conquistare voti a casa propria.
Divisi su tutto, Sanchez e Meloni sono uniti dal fatto che nei prossimi mesi dovranno affrontare ambedue il giudizio delle urne. Del resto i rapporti diplomatici, anche prima della crisi di questi giorni, erano al minimo sindacale: Giorgia Meloni da premier non ha mai fatto una visita ufficiale a Madrid. Sanchez una sola, nel lontano 2023. E nel maggio scorso, a Roma per un vertice Fao, fece visita a papa Leone, ma non alla premier.
Il legame con Vox
Del resto, i progressisti spagnoli hanno conosciuto Meloni come la appassionata testimonial delle ultime campagne elettorali di Vox. Fece epoca il comizio del 11 ottobre 2021, quando la leader di FdI, a fianco di Santiago Abascal, venne accolta da una standing ovation dopo il famoso passaggio: «Sono Giorgia, sono una donna, sono una madre, sono cristiana», poi oggetto di una pletora di meme.
Anche per questa ragione, Sanchez, 54 anni, al governo dal 2018, leader incontrastato della sinistra europea, sa bene che il suo elettorato non può che apprezzare l'inasprimento dei toni nei confronti della premier italiana, considerata in Spagna ma non solo, un modello di riferimento del sovranismo globale, da Milei a De la Espriella, nonché molto vicina, malgrado i recenti dissapori, a Donald Trump, nemico giurato di Madrid.
Un’ottima occasione
La vicenda di Ceuta, con la successiva decisione di alzare l'asticella dello scontro con Roma, viene considerata un’ottima occasione per dare nuovo smalto a una leadership socialista fortemente offuscata dai gravissimi scandali che da mesi stanno travolgendo il suo partito e la sua sua famiglia. L'affondo di Sanchez contro Roma punta a ottenere due risultati apparentemente contraddittori: da un lato, attaccando genericamente il governo Meloni, il primo ministro spagnolo riesce a coprirsi a sinistra.
Al contempo, con la sospensione temporanea di Schengen nei confronti degli italiani, punta a zittire le destre che da mesi accusano il governo, grazie a consistenti sanatorie, di permettere «l'invasione incontrollata dei migranti». Da anni il mantra di Sanchez, ripetuto negli ultimi giorni, è che in Italia, un Paese guidato dalla destra dal pugno duro, «ci sono molti più sbarchi irregolari» che in Spagna.
In tandem a Bruxelles
Insomma, fra i due volano botte da orbi malgrado la storia ma soprattutto la geografia leghi moltissimo i due grandi “cugini del sud”, costretti a lavorare in tandem, soprattutto a Bruxelles. Entrambi dipendono infatti dalla stabilità del Mediterraneo, chiedono un maggiore coinvolgimento europeo nella gestione delle migrazioni, difendono il mantenimento della Politica agricola comune (Pac) e cercano di rafforzare l'influenza dell'Europa meridionale all'interno dell'Unione. Insomma, se non sarà la politica, prima o poi sarà l'urgenza dei problemi a imporre sia a Madrid, sia a Roma, di sotterrare l'ascia di guerra e ricominciare a cooperare.
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