Lo studio di Diego Dall’Ara è un atelier d’artista nel quale il pittore quarantacinquenne di Assemini dorme e dipinge: accanto al letto i cavalletti e sul comodino tubetti di colori, pennelli, contenitori di acqua raggia, matite, bozzetti, incubi e visioni.
In questa stanza qualche giorno fa Dall’Ara ha ultimato la stesura di “Umanismo Visionario 1981”, il manifesto artistico che descrive la sua pittura e la sua visione: «È innegabile, abitiamo tempi folli, l’arte conforta, alleggerisce il carico di quotidianità , ci tiene centrati, lucidi, e sviluppa in noi il senso di responsabilità per l’umanità intera e verso noi stessi. Ci insegna a non vivere distratti. Le mie opere? Atti di denuncia».
Nato a Civitavecchia nel 1981 sei anni dopo la famiglia si trasferisce ad Assemini, nella casa del nonno paterno, Ignazio Arba: «Nonno non l’ho mai conosciuto, aveva l’hobby della pittura, amava Raffaello e in alcune case di Assemini c’erano i suoi affreschi. La stanza dove dormo e lavoro era la sua camera da letto, sul soffitto aveva dipinto degli angioletti adesso sulle pareti ci sono le mie opere. Avevo sei anni quando dissi a mia madre che avrei fatto il pittore, non ho mai avuto un piano B».
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