L’iniziativa

Legge elettorale, la carica dei ricorsi parte dall’Isola 

A Cagliari e in altri 24 Tribunali le istanze sull’incostituzionalità 

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È stato depositato ieri mattina al tribunale ordinario di Cagliari un ricorso contro la presidenza del Consiglio dei ministri per contestare la legittimità costituzionale della nuova legge elettorale. E con un’iniziativa senza precedenti, in simultanea sono stati presentati uguali ricorsi in altri ventiquattro tribunali, promossi dalla Rete per un voto libero e uguale che fa riferimento a Roberto Zaccaria, Pietro Adami, Federico Grosso e Maria Agostina Cabiddu, e che riunisce organizzazioni, associazioni, comitati di costituzionalisti, giornalisti, avvocati e cittadini. Dopo poche ore è stata fissata la prima udienza per il 16 dicembre davanti al giudice a Trento. Non si può escludere, dunque, che eventuali ordinanze possano arrivare sul tavolo della Consulta già per la fine di dicembre e che venga fissata l’udienza pubblica davanti ai giudici costituzionali tra fine gennaio e febbraio.

In Sardegna

Il ricorso di Cagliari, sottoscritto dagli avvocati Giovanni Dore, Carlo Augusto Melis e Alessandro Tedde, ha raccolto un ampio consenso, dai costituzionalisti Pietro Ciarlo, Gianmario Demuro e Andrea Deffenu, algli ex presidenti Federico Palomba e Gian Mario Selis, all’ex rettrice dell'Università Maria Del Zompo, agli accademici e giuristi Francesco Sitzia, Andrea Pubusa e Carlo Dore jr.

«Un’azione giudiziaria», spiegano i promotori, «che nasce dalla convinzione che la nuova disciplina elettorale presenti gravi profili di contrasto con i principi fondamentali della Costituzione, in particolare con l'eguaglianza del voto, la libertà degli elettori di scegliere i propri rappresentanti, il pluralismo politico e gli equilibri della forma di governo parlamentare».

La Rete

«Tutti i ricorsi sono elaborati su una traccia comune. La società civile raccoglie, quindi, il bastoncino della staffetta da chi ha fatto opposizione parlamentare», spiega Zaccaria. «Per la Rete civica, l’obiettivo è di avere presto un rinvio alla Corte costituzionale affinché si pronunci entro la primavera o comunque prima che si vada a votare. I ricorrenti saranno oltre 300, il più illustre è Romano Prodi. Accanto a lui nomi dell'impegno civile, della cultura, dell'arte e figure storiche della politica: da Pier Luigi Bersani e Fausto Bertinotti, da Lucia Annunziata a Massimo D'Alema, da Marisa Laurito a Monica Guerritore.

«Ai 25 ricorsi», spiega Pietro Adami, coordinatore della rete di 110 avvocati, si aggiungeranno quelli che interessano le minoranze linguistiche come la Valle d’Aosta e Roma per le circoscrizioni all'estero». Tra gli aspetti più critici della nuova legge elettorale, secondo Zaccaria, «il più grave è la combinazione tra l’indicazione del premier sulla lista e l'abnorme premio di maggioranza: questo si chiama premierato di fatto».

I motivi

Sono otto i punti del ricorso. Per quanto riguarda il premio di maggioranza la legge attribuisce un premio di 70 deputati e 35 senatori alla coalizione che raggiunga la soglia prevista del 42% dei voti. Secondo i ricorrenti il meccanismo rischia di determinare una sproporzione eccessiva tra consenso elettorale e seggi parlamentari, sacrificando il principio di eguaglianza del voto. Poi: la ripartizione nazionale dei seggi e la rappresentanza territoriale; il premio nazionale al Senato e il collegamento tra le Camere; l’equilibrio di genere; l’indicazione obbligatoria del candidato presidente del Consiglio; l’aumento delle firme per presentare le liste.

«Molti giudici italiani adesso sono nelle condizioni di valutare se sono da ritenere rilevanti e non manifestamente infondate tutte le questioni di legittimità costituzionale che noi abbiamo posto», spiega Enrico Grosso. «Se qualcuno di questi giudici ci consentirà di accedere alla Corte costituzionale, quest'ultima potrà svolgere un ruolo fondamentale, che è quello di sciogliere i numerosi dubbi che nel Paese si sono sollevati dopo l'approvazione di questa legge».

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