I termini “artigianato” e “artigianale” non possono più essere utilizzati con leggerezza o, peggio, in modo ingannevole.Lo stabilisce la legge 34 per le Pmi dell’11 marzo 2026 all’articolo 16, che riserva l’utilizzo di tali denominazioni alle imprese iscritte all’Albo delle imprese artigiane e in possesso della qualifica prevista dalla normativa vigente. Per chi utilizza impropriamente questi termini sono previste sanzioni particolarmente severe: fino all’1% del fatturato dell’impresa, con una multa minima di 25mila euro per ogni singola violazione accertata.«Si tratta di una svolta storica per il mondo dell’artigianato italiano e sardo – dice Giacomo Meloni, presidente di Confartigianato Sardegna – È stato finalmente colmato un vuoto normativo che per decenni ha generato confusione sul mercato, consentendo a soggetti privi dei requisiti di appropriarsi indebitamente del valore e della reputazione costruiti dalle vere imprese artigiane».Per Meloni con la legge 34 «si mette un freno alla concorrenza sleale e si tutela un patrimonio economico, culturale e identitario che costituisce uno dei punti di forza del Made in Sardegna e del Made in Italy».
A livello nazionale Confartigianato stima almeno 850mila finti artigiani, che ingannano i consumatori e alimentano concorrenza sleale ai danni delle 588mila vere imprese artigiane nei settori più esposti: dall’alimentare alla moda, dall’arredamento all’artigianato artistico, fino ad acconciatori, idraulici e autoriparatori.La norma interessa numerosi comparti – dall’agroalimentare alla moda, dall’edilizia e alle attività di somministrazione – e stabilisce che il termine “artigianale” non possa essere utilizzato solo perché un prodotto è realizzato manualmente o secondo tecniche tradizionali, ma esclusivamente quando a produrlo è un’impresa che possiede la qualifica artigiana e che sia registrata all’Albo delle Imprese Artigiane della Camera di Commercio.Gli effetti sono concreti. Ad esempio, un bar con laboratorio di gelateria non iscritto all’Albo non può pubblicizzare il proprio gelato come “artigianale”, mentre può definirlo “di produzione propria” o “di qualità”. Un’impresa non artigiana può invece vendere un prodotto realizzato da un’impresa artigiana e presentarlo come tale, purché sia in grado di dimostrarne la provenienza. Nell’Isola il comparto artigiano rappresenta una componente essenziale del sistema produttivo regionale, con circa 34mila imprese e quasi 100mila addetti.
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