CITTÀ DEL VATICANO. Scomunicati: il Vaticano ha ratificato la pena per i sei vescovi che, con le consacrazioni episcopali ad Econe, in Svizzera, hanno consumato lo strappo con il Papa. Ora la partita si sposta su tutti gli altri, soprattutto i laici, e la Dottrina della Fede non solo avvisa i fedeli ma pubblica un preciso vademecum per potere tornar “a casa”, ovvero in piena comunione con la Chiesa cattolica.
Il vademecum
Le porte sono aperte ma a precise condizioni: se per i sacerdoti si chiede una lettera scritta di proprio pugno al Papa, per i laici basta la firma di una professione di fede o comunque la garanzia, da parte di un vescovo locale, che non si vuole aderire allo scisma. Il Vaticano dunque resta severo coi vescovi che si sono messi, con quelle consacrazioni senza mandato, fuori dalla Chiesa. Ma guarda a quella platea di fedeli, solo a Econe ce n’erano migliaia, invitandoli a considerare tutte le conseguenze che avrebbero nel seguire l'onda scismatica.
Non si potrà più chiudere un occhio e l'ex Sant'Uffizio, guidato dal cardinale Victor Manuel Fernandez, avverte «il santo Popolo di Dio» che «i ministri sacri della Fraternità Sacerdotale San Pio X amministrano illecitamente i sacramenti. La penitenza e il matrimonio da loro amministrati non sono invalidi». Ma «la Chiesa, come madre premurosa, accoglierà con sincero affetto e viva sollecitudine tutti coloro che desiderano tornare alla piena comunione».
Il decreto di scomunica riguarda i vescovi della Fraternità Sacerdotale San Pio X Alfonso de Galarreta e Bernard Fellay (consacrante e co-consacrante) e i vescovi neo-consacrati Pascal Schreiber, Michael Goldade, Michel Poinsinet de Sivry e Marc Hanappier. Per loro si parla di «atto di natura scismatica», scrive Fernandez nel decreto nel quale «si esortano tutti i fedeli a rimanere saldi nella comunione con il Romano Pontefice, con i vescovi in comunione con lui e con tutta la Chiesa e ad astenersi dal partecipare alle celebrazioni e attività promosse dalla suddetta Fraternità Sacerdotale San Pio X», è l'ammonizione del Dicastero per la Dottrina della Fede.
Tentativi falliti
Tra le righe del decreto, e della nota che lo spiega, si legge il rammarico per i tanti tentativi di dialogo non approdati da nessuna parte: «Dai tempi di San Paolo VI fino agli ultimi colloqui, svoltisi recentemente presso questo Dicastero, i molteplici tentativi di ricondurre gli aderenti al movimento iniziato da monsignor Marcel Lefebvre alla piena comunione con la Chiesa cattolica si sono rivelati vani». Ora il Vaticano si trova sul tavolo una serie di nodi da sciogliere. Nonostante nessun ecclesiastico del mondo conservatore abbia abbracciato la causa degli ultra-tradizionalisti, il timore che questa rottura abbia conseguenze più ampie c'è.
Tra le questioni c'è quella messa in latino che una parte dei cattolici continua a reclamare. E c'è anche chi ritiene che ci siano due pesi e due misure. A uscire allo scoperto è stato il blog “Messainlatino”, molto seguito dal mondo dei conservatori: «Siamo sconcertati dal constatare tanta durezza nei confronti della Fsspx e non pari severità nei confronti di quegli ecclesiastici (e “teologi” anche nostrani) che commettono scandali teologici e propinano teorie (già definite) eretiche in ambito progressista, dottrinale e liturgico». Se infatti si è consumato uno scisma a destra, resta sempre alta l'attenzione per l'altro capo della corda, quello degli ultra-progressisti, dei quali sono capofila i cattolici tedeschi, che spingono per una Chiesa più aperta alle novità dei tempi: dal ruolo delle donne, che vorrebbero sull'altare, a una maggiore apertura per il mondo Lgbt.
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