Crescita più lenta rispetto all’anno precedente, frenata dalla fragilità del sistema e dai condizionamenti esterni. È la fotografia in chiaroscuro dell’economia sarda scattata dalla Banca d’Italia: il rapporto per il 2025 è stato illustrato ieri dal direttore della sede di Cagliari Giovanni Giuseppe Ortolani. Il Pil regionale è aumentato dello 0,7%, dato in linea con il risultato del Mezzogiorno. L’inflazione è in ascesa: pari all’1,3% (0,9 nel 2024), diretta conseguenza dei conflitti e del disordine mondiale.Dal 2019, prima della pandemia, fino al 2025, la Sardegna cresce più dell’Italia nel suo complesso (+10%). «Ma questa nota positiva - avverte Ortolani - va letta con equilibrio perché ci sono aree grigie che non rappresentano un invito all’ottimismo».
L’industria
Debole il quadro congiunturale dell’industria. «L’indagine sulle imprese - si legge nel rapporto - evidenzia, tra gli operatori intervistati, una prevalenza di giudizi di calo del fatturato e degli investimenti rispetto al 2024. La domanda estera rivolta alle produzioni regionali si è ridotta».In sofferenza il settore dell’agroalimentare, molto esposto alle tensioni internazionali provocate dall’introduzione dei dazi alle importazioni decisa dal presidente degli Stati Uniti Donald Trump. Particolarmente colpito il comparto lattiero caseario: il 12% del suo fatturato dipende dalle transazioni dirette o indirette con il mercato statunitense.
Lavoro
L’occupazione è cresciuta dell’1%, meno dell’anno precedente. Per i giovani è più difficile trovare un impiego stabile. «Un maggior numero di persone si affaccia sul mercato del lavoro e questo fenomeno - ha sottolineato Ortolani – determina un incremento del tasso di disoccupazione». Sul fronte degli stipendi: «Le retribuzioni contrattuali, che costituiscono la base di quelle effettive, sono cresciute in Sardegna in linea con la media del Paese. Tuttavia, in un orizzonte di lungo periodo, nell’Isola la dinamica retributiva, al netto dell'inflazione, è stata negativa, con le retribuzioni reali che risultano nettamente al di sotto dei livelli precedenti la crisi economico-finanziaria del 2008».
I sardi si mostrano buoni risparmiatori. Mettono fieno in cascina per fronteggiare eventuali rischi futuri. Crescono i depositi bancari di famiglie e imprese (al 4,5%). Il valore dei titoli custoditi fa registrare un lieve rallentamento, dall’11,2% del 2024 al 10,4 del 2025.
Reddito pro capite
Preoccupa il dato sul reddito pro capite pari a circa 19mila euro nel 2024 (ultimo dato disponibile), inferiore di circa il 15% alla media nazionale. Di nuovo in crescita, invece, le compravendite di case, +6,2% con un aumento dei prezzi degli immobili che si attesta al 4,6%, mezzo punto percentuale in più rispetto alla media nazionale. Di pari passo i canoni di locazione, che lievitano in linea con quanto avviene nel resto d’Italia. L’Isola, inoltre, appare fragile nella propensione all’innovazione (nonostante sia stata la culla di iniziative pionieristiche) e nel campo della logistica. Nel medio periodo viene riscontrato un netto calo della movimentazione di merci negli scali regionali: quasi il 19% in meno tra il 2015 e 2024. Nella media italiana, in questo ambito, si è invece registrata una sostanziale stabilità. In Sardegna incidono gli alti costi del trasporto e le incertezze legate alla continuità territoriale che condiziona lo sviluppo delle imprese.
Il convegno
Del rapporto si è discusso al convegno ospitato nel palazzo in stile razionalista della Banca d’Italia, nel largo Carlo Felice. È intervenuto il vice direttore generale Sergio Nicoletti Altimari. Un dibattito pubblico aperto ai contributi dell’economista Anna Maria Pinna, responsabile del Crenos, e dell’imprenditrice vitivinicola Francesca Argiolas. «Con il rapporto - è stato ribadito - l’Istituto intende contribuire ad accrescere la conoscenza delle dinamiche di sviluppo del sistema economico regionale».
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