Viaggio nel pallone.

Le regine decadute della Sardegna 

Dal La Palma al Sorso, dal Porto Torres al Sinnai: un tempo erano protagoniste 

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Dalle stelle agli inferi dei campionati minori: le grandi decadute del calcio sardo. Dal La Palma al Sorso, passando per Porto Torres, Sinnai e Tavolara: storie di società che hanno segnato il calcio isolano, molte con stagioni in Serie D o ai vertici del calcio regionale, e che oggi militano nei campionati minori o sono scomparse. Dietro molti campi di provincia si celano club che tra gli anni Sessanta e Duemila hanno vissuto stagioni prestigiose nei campionati nazionali dilettantistici. Oggi molte di queste realtà si trovano in Prima, Seconda o Terza Categoria, mentre altre hanno cessato l’attività.

In paradiso

Tra le storie più significative c’è quella del La Palma Monteurpinu, protagonista di una straordinaria scalata dalla Prima Categoria alla Serie C2 alla fine degli anni Ottanta, con due stagioni in Serie D. Nel 1988-89 e 1989-90 giocò al Sant’Elia, ma l’avventura professionistica si concluse nel 1990 per problemi economici. Dopo la rinascita e la vittoria dell’Eccellenza nel 2005, oggi milita in Prima Categoria.

Il Sorso vanta nove campionati di Serie D tra anni Sessanta e Ottanta, oltre a quattro stagioni consecutive in Serie C2 dal 1984 al 1988, con in panchina Amarildo Tavares da Silveira, campione del mondo 1962 con il Brasile di Pelé e Garrincha. Dopo varie crisi societarie, oggi compete in Prima Categoria.

Il Porto Torres, con nove partecipazioni alla Serie D e due titoli di Eccellenza, è stato per decenni una delle piazze più importanti dell’isola. Oggi i rossoblù militano in Prima Categoria.

Anche Arbus e Fertilia, storiche realtà con esperienze in Serie D, hanno conosciuto un netto ridimensionamento: il primo è in Prima Categoria, il secondo in Terza.

Il Sanluri raggiunse l’apice con la vittoria dell’Eccellenza 2007-08 e le successive due stagioni in Serie D, culminate con il quarto posto nel Girone G nel 2010-11. Oggi c’è l’Atletico Sanluri, con le giovanili ma senza prima squadra.

Il Sinnai, quattro volte in Interregionale negli anni Ottanta e a lungo protagonista in Eccellenza, gioca oggi in Seconda Categoria. Resta memorabile l’amichevole contro il Bayern Monaco di Trapattoni e Matthäus. Anche il Tavolara, simbolo del calcio gallurese con sei stagioni in D e due titoli regionali, si trova oggi in Prima Categoria.

Con un passato importante ci sono la Gialeto, con otto stagioni in Serie D, l’Atletico Elmas-Sirio della famiglia Orrù, che ne disputò dieci in D, la Fersulcis e la San Marco Cabras, con cinque e sei partecipazioni. Oggi la San Marco milita nel campionato di Prima Categoria.

Le altre

In Promozione o nelle categorie inferiori si ritrovano inoltre Macomer, Montalbo, Sennori, Gonnesa, Isili e Ittiri, tutte protagoniste di diverse stagioni in Serie D tra gli anni Ottanta e Novanta. A queste si aggiunge il Sestu, che può vantare una storica presenza nell’Interregionale 1986-87. Importante anche la tradizione del Carloforte, capace di ritagliarsi uno spazio tra Interregionale ed Eccellenza nonostante le difficoltà logistiche dell’isola di San Pietro. Tra le società che hanno lasciato un segno figurano inoltre San Sperate, Mandas, la Monreale di San Gavino, Quartucciu, Fermassenti, San Teodoro e il Montevecchio, una delle prime sarde a disputare un campionato nazionale dilettantistico nel 1949-50 e oggi non più esistente.

Il calo

Le difficoltà di queste realtà riflettono i problemi del calcio dilettantistico sardo: meno risorse economiche, calo degli sponsor, spopolamento di molti centri e migrazione dei giovani verso società più strutturate. Nonostante tutto, queste società continuano a rappresentare un patrimonio sportivo e sociale fondamentale, custodendo una parte importante della memoria calcistica dell’Isola.

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