I dati.

Le politiche per i rientri? Efficaci, per un po’ 

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Le politiche per favorire il «rientro dei cervelli» hanno una storia ormai lunga in Italia. Gli incentivi sono stati introdotti nel 2011, estesi nel 2016 e ulteriormente ampliati nel 2019, con l’obiettivo di rendere più conveniente per laureati e lavoratori qualificati tornare nel Paese dopo un periodo all’estero. Dal 2024 le agevolazioni sono state nuovamente circoscritte ai laureati. Secondo il più recente rapporto del Crenos sull’economia della Sardegna, queste misure hanno contribuito a modificare i flussi ma non sono riuscite a eliminare il problema della perdita di capitale umano.

I dati mostrano infatti una dinamica non lineare. Dopo anni caratterizzati da una forte mobilità in uscita, la pandemia ha segnato una discontinuità: nel periodo successivo al Covid il tasso di espatrio dei laureati sardi under 40 è diminuito, tornando al di sotto della media nazionale. Parallelamente, in alcuni anni la Sardegna ha registrato tassi di rientro dei giovani laureati fino al 60% superiori a quelli del resto del Mezzogiornona capacità di attrazione che, tuttavia, non si è consolidata. Nel 2024 gli espatri dei laureati sono tornati a crescere con forza, segnando un +52% in un solo anno, contro il +34% registrato in Italia.

La difficoltà di attrarre e trattenere competenze riguarda infine anche le università: tra il 2000 e il 2024 il sistema accademico sardo ha mantenuto un saldo migratorio negativo, con una particolare difficoltà per i docenti più esperti.

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