L’evento.

Le opere di Andrea Chessa in mostra al MaC Lula

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«L'origine non è ciò che sta dietro di noi, ma ciò che continua a spingerci avanti: non memoria del cammino, ma promessa delle orme che il nostro tempo ci chiama a lasciare». Alberto Barranco di Valdivieso, storico dell'arte così scrive nel presentare l'opera di Andrea Chessa, l'artista nato a Tempio che, sabato 27 giugno alle 18.30 presenterà al MaC Lula.

“Lo Spazio della Materia” è il titolo della mostra che viene riproposta dopo il successo riscosso nello storico Spazio Arte Scoglio di Quarto a Milano e potrà essere visitata fino al 4 ottobre prossimo. Nelle opere dell'artista che si è formato a Brera e vanta frequentazioni con artisti del calibro di Arnaldo Pomodoro e Turi Simeti, si intravede il legame profondo con la terra di appartenenza, archetipo su cui Chessa ha configurato la trama e l'essenza della sua opera, trasformando la continua ricerca in un nuovo linguaggio plastico che supera i confini dell'etnografia, diventandone il dispositivo creativo, quale caratteristica della ricerca artistica isolana, come scrive il curatore Barranco di Valdivieso. Per Andrea Chessa, memoria e paesaggi si fondono, trasformandosi in elementi profetici attraverso i quali le opere diventano narrazione delle forme, semantica essenziale e raffinata nella costruzione compositiva; la materia diventa lo strumento per metabolizzare e elaborare il ricordo per meglio osservare il presente. La memoria, i materiali usati come il ferro, il rame, la lana, i giunchi o le impronte sul gesso sono algoritmi per costruire il suo linguaggio espressivo. Nella installazione del MaC dal titolo Sos Enattos, elementi come ferro e lana custodiscono la memoria del vento, dei suoni e dei silenzi che quei luoghi proteggono e, nelle opere come “Col-lana”, “ Lingua di fuoco” emerge il contrasto fra materia organica e geometrie metalliche dando luogo a esperienze percettive. In “Germogli” e “Ri-volgere” l'equilibrio fra archeologia industriale e forma poetica esplora una nuova sintassi dell'arte e, come scrive Barranco di Valdivieso, «è una via verso l'immaginazione più libera dai lacci della storia».

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