Le storie.

«Le nostre feste lontano da casa» 

Il Natale e il Capodanno degli studenti rifugiati tra tiramisù e cibo africano 

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Per chi ha lasciato la guerra alle spalle, le feste non sono solo un momento di celebrazione, ma una prova di rinascita. Così, lontano da famiglia e amici, molti giovani rifugiati portano un po’ della loro casa in Sardegna, raccontando storie di nostalgia e accoglienza.

Le storie

Arrivati a Cagliari attraverso il progetto Unicore – University corridors for Refugees – Innocent, Rehema e James sono alcuni degli studenti rifugiati che hanno scelto l’Isola per proseguire i loro studi e che hanno trascorso Natale e Capodanno in città. «Le vacanze di Natale sono andate molto diversamente da come le avremmo vissute a casa. In questi due anni ho trascorso le feste con i miei amici, che sono ormai come famiglia per me» racconta Innocent Rugamba, studente 28enne arrivato a Cagliari nell’ottobre del 2023. Testimone di una storia complessa, tredici anni trascorsi in un campo rifugiati in Uganda, scappato dalla guerra del Congo con la sua famiglia nel 2010.

«Avere la famiglia lontana il periodo delle feste è difficile, non lo sento come un vero Natale, è quasi un giorno come un altro. Quando si hanno i propri cari vicino tutto è diverso» ammette «la mia famiglia si trova negli Stati Uniti e il fuso orario rende tutto più complicato. A Capodanno mia madre mi ha chiamato alle 5 di mattina mentre io dormivo e loro festeggiavano. Però alla fine parliamo, ci si sente comunque vicini e il giorno passa».

Lontano da casa

Anche Ereka Buro James, 27 anni, condivide le origini congoloesi: «Sono cresciuto in Uganda come rifugiato e dopo la laurea triennale ho avuto l’opportunità di venire in Sardegna e continuare gli studi in Relazioni internazionali» spiega. «Grazie alla tecnologia riesco a tenermi in contatto con la mia famiglia quasi ogni giorno, e questo sembra accorciare le distanze. Vengo da una famiglia molto numerosa, metà dei miei fratelli sono ancora in Congo, gli altri in Uganda». Rehema Amisi invece, studentessa 29enne, ha vissuto la sua vita in Sud Africa. «Quando avevo solo tre mesi il mio villaggio in Congo è stato preso d’assalto dai ribelli e da quel giorno ho conosciuto solo la vita da rifugiata» e continua «lo studio e l’università rappresentano la sola speranza per una ragazza nella mia condizione e così ho dedicato tutta la mia adolescenza alla scuola e alla ricerca. Adesso a Cagliari studio alla magistrale in International management».

Il Natale

«È il mio secondo Natale qui in Sardegna. Il primo anno le feste sono state molto dure perché ero arrivata solo da pochi giorni. Questa volta però è stato diverso, sono stata ospite di alcuni amici italiani e ho potuto apprezzare la splendida ospitalità di questo paese» racconta sorridente Rehema. «Il Natale in Sud Africa è molto diverso da quello sardo: la prima grande differenza è che nel mio paese il Natale si festeggia d’estate. Non esiste festa senza bagno al mare e pranzo sulla spiaggia per scappare dal caldo africano. Altra grande distinzione è il cibo: in Sud Africa ogni evento viene celebrato con il piatto tradizionale chiamato “Seven colors”, che prevede un alimento per ciascun colore dell’arcobaleno. È stato strano non trovare nulla di simile qui in Sardegna, però ho amato i vostri piatti tradizionali. Natale è condivisione, calore, volersi bene. Qui mi sono sentita e mi sento a casa».

La cucina africana

C’è anche chi preferisce condividere una cena tradizionale africana: «Stiamo insieme con tutti gli amici e cuciniamo. Quest’anno abbiamo preparato un piatto a base di riso, carne e okra (una pianta originaria dell’Africa tropicale) assieme alla semola rimacinata e il sombe, una verdura tipica congolese» dice James. «Perché ho scelto Cagliari?», Innocent ride e risponde: «Per due motivi: un piano di studi coerente al mio percorso precedente, e soprattutto perché seguivo il Cagliari Calcio dalla risalita in serie A». E a Capodanno? «Siamo andati tutti insieme in piazza Yenne per il concerto, poi al Bastione».

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