Cominciare a lavorare prima, accorciare i turni, concentrare le attività nelle ore meno calde e lasciare il posto di lavoro prima che la temperatura raggiunga i livelli più pericolosi.È questa la strada indicata da Cna, Confindustria e Confapi per affrontare le giornate di caldo estremo in Sardegna: una rimodulazione dell’orario di lavoro che, in alcuni casi, porta a turni notturni, giornate più brevi, fino anche a sei ore, senza però compromettere la produttività. Il principio è semplice: lavorare meno tempo nelle ore in cui il caldo pesa maggiormente non significa automaticamente produrre meno. Al contrario, secondo le associazioni d’impresa, «una minore esposizione allo stress termico possono tradursi in una maggiore produttività nelle ore effettivamente lavorate».
Meno ore, più sicurezza
«Queste misure – spiega Andrea Porcu, direttore generale di Confindustria Sardegna – hanno permesso, in proporzione alle giornate di allerta più numerose degli scorsi anni, di limitare l’utilizzo della cassa integrazione, garantendo continuità nel lavoro ed evitando il fermo nelle produzioni». Una scelta che, aggiunge, ha consentito di «evitare danni significativi alle aziende». Il tema non riguarda infatti soltanto le ore di lavoro perse. «La cassa integrazione interviene sulle ore non lavorate – sottolinea Porcu – ma non copre i danni delle sanzioni che incorrono quando il lavoro non viene consegnato per tempo». La rimodulazione, però, secondo Porcu non può essere identica per tutti. Le condizioni cambiano a seconda del settore, della lavorazione e dell’organizzazione aziendale. «È difficile pensare che un piano territoriale univoco possa funzionare per tipi di lavorazioni e aziende diverse – osserva – ma i rischi per i lavoratori sono talmente importanti, e la loro tutela così prioritaria, che è fondamentale che qualcosa cambi».
La «giornata corta»
Un esempio arriva da Confapi Sardegna. «Questa nuova “normalità” è preoccupante, e le ordinanze che vietano di lavorare all’aperto tra le 12 e le 16 sono poco funzionali. Per questo si è deciso di adottare nuove turnazioni», spiega il presidente Giorgio Delpiano. L’obiettivo è riuscire a proteggere i lavoratori senza compromettere le scadenze. Un problema particolarmente sentito anche per le opere legate al Pnrr. «Spesso non se ne parla, ma i lavori programmati con il Pnrr hanno tempistiche molto più stringenti, per cui anche solo saltare un giorno di lavoro causerebbe problemi enormi», sottolinea Delpiano. Da qui la scelta della “giornata corta”: «Si lavora solo sei ore, il compito viene portato a termine nei tempi, e i lavoratori lavorano più al fresco e al sicuro».
Anche per la Cna Sardegna il punto di partenza è che il caldo non possa più essere considerato un fenomeno transitorio. «Occorre tener conto che, più che di fenomeni emergenziali, parliamo sempre più di problemi strutturali che da qui in avanti richiederanno una diversa organizzazione del lavoro e, di conseguenza, dei nuovi contratti», spiega Francesco Porcu, segretario generale della Cna Sardegna. «L’organizzazione deve piegarsi alla nuova realtà, perché in primis viene sempre la tutela e la salute degli operatori», aggiunge. Per questo, spiega, il confronto è stato portato anche sul piano nazionale: «Il dibattito è aperto e il problema attenzionato. Ora serve trovare un nuovo punto di equilibrio».
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