Clima

Le cozze di Olbia uccise dal caldo: persi 10mila quintali 

Temperature in mare oltre i 30 gradi, incide anche l’assenza del maestrale 

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Prima a cadenza decennale, poi ogni cinque anni, e ora si contano le ondate di calore durante l'estate per stimare gli eventuali danni alla produzione. Da oltre un secolo, fluttuano, appese ai filari, nel golfo di Olbia, in acque profonde circa sei metri che ne hanno sempre garantito caratteristiche e sopravvivenza, fino a qualche anno fa. Ormai minacciate dal riscaldamento globale, invece, le cozze olbiesi boccheggiano a causa delle alte temperature del mare, quest'estate surriscaldato anche per l'assenza di vento.

«Il fenomeno delle alte di temperatura del mare non è nuovo, la gravità è legata all’alta frequenza del periodo in cui si manifesta ma il dato nuovo è, piuttosto, che quest'estate sono mancate le tipiche maestralate di questa parte dell'isola, con la conseguenza che le acque rimangono ferme e non possono ossigenarsi», spiega il presidente del Consorzio molluschicoltori Olbia, Raffaele Bigi. Il risultato, aggiunge, «è la perdita di diecimila quintali di cozze, circa il 25 per cento della produzione delle diciassette cooperative associate al Consorzio».

Il trasloco

Ad andare in fumo, i mitili coltivati nei 150 ettari di mare del golfo interno. «A luglio, la moria di cozze è stata a macchia di leopardo, interessando il 20 per cento della produzione, e ad agosto sono morte tutte quelle rimaste», continua Bigi, poche rispetto ai quarantamila quintali di prodotto all'anno. Solo quelle che non sono state spostate all'esterno del golfo, nei venti ettari di specchio acqueo vicino al Lido del Sole. «Fondali più profondi, circa dieci metri e perciò maggiormente ossigenati, in quest'area trasferiamo il prodotto da metà maggio, per salvaguardarlo dalle ondate di calore estivo», prosegue il presidente del Consorzio che somma un centinaio di dipendenti fissi e altrettanti stagionali e che fattura 15 milioni di euro all'anno. Ma, dice Bigi, «anche in alcune piccole porzioni dell'area esterna al golfo abbiamo registrato una moria del 20 per cento, con picchi del 60 per cento in alcune zone». E per tutelare il prodotto identitario della città, unica zona dell'isola, insieme a Santa Gilla, a produrre le cozze in loco invece che commercializzare il prodotto adulto, il Consorzio molluschicoltori Olbia è a caccia di risorse e di spazi nuovi per far traslocare i mitili oltre l'imboccatura dell'ansa, larga solo duecento metri e piccola per garantire il ricambio dell'acqua necessario all'ossigenazione in tempi di surriscaldamento del pianeta.

Senza ossigeno

«Le cozze vanno in anossia con temperature sopra i 27 gradi e il mare di Olbia, quest'estate, ha superato abbondantemente i 30 gradi», specifica il vice presidente nazionale di Associazione mediterranea acquacoltori, che conta 1.200 imprese, e referente di Ama per la Sardegna, Mauro Monaco. «Purtroppo, questo - continua - non sarà più un evento straordinario ma rischierà di accadere tutti gli anni considerato che, inizialmente, succedeva ogni sette o nove anni, poi ogni tre o cinque e adesso ogni anno si registra un evento dannoso legato al cambiamento climatico». Resistono, invece, le ostriche che sopportano meglio le bollenti temperature del mare e cresce la produzione, passata da duecento quintali di cinque anni fa a ottocento raggiunti quest'anno, con un fatturato pari a un milione di euro e il risultato di contribuire al primato della Sardegna per quantitativi immessi sul mercato. Verso l’estinzione, invece, le arselle, quasi scomparse dal golfo: fino a quindici anni fa se ne producevano circa cinquemila quintali, ora appena qualche decina.

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