«L’impatto che ha un’attività sportiva, giocata in porzioni ridottissime rispetto agli 8 km di spiaggia, su un ecosistema che subisce invece ben altre problematiche è irrisorio e non rilevante». Pier Paolo Murgioni è il supervisore Fipav Cev Fivb per il beach volley. Non ci sta a far passare chi gioca a pallavolo sulla sabbia come un vandalo che distrugge il Poetto. «Chi gioca a beach volley tiene pulita la spiaggia sia per cultura che per educazione che per sicurezza personale, visto che si gioca scalzi e si rischia in prima persona. Non mi risulta che a beach si giochi sulle dune, visto che la superficie di gioco deve essere piatta». Murgioni invita a scavare a fondo. «Strano che gli esperti non parlino di tutto quello che si trova a 20 cm sotto il livello della sabbia, da pilastri di cemento, travi di legno, chiodi, viti, vetro, mattonelle, amianto, tutta roba che negli anni di eventi sportivi abbiamo trovato e ripulito». Le spiagge sono il campo ideale per fare sport all’aperto. «In tutto il mondo si gioca a beach nelle spiagge e non mi pare di leggere da nessuna parte di disastri nelle spiagge da pratica di beach volley». Poi l’invito ai politici. «Se si vuole salvare il Poetto si faccia uno studio serio sulla dinamica della natura e su altre attività umane sicuramente più incidenti». (a. a.)
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