Applausi, bandiere azzurre e una parola ripetuta più volte: risposte. Al XIX congresso Uil, concluso ieri con la rielezione di Fulvia Murru alla segreteria generale (in squadra anche Elena Carta e Carla Meloni insieme al tesoriere Giovanni Maria Cuccu), il sindacato prova a rilanciare la sfida su sanità, lavoro e crisi industriali
L’operatività
Dal palco il messaggio alla politica: «Non è più tempo di annunci». E mentre PierPaolo Bombardieri rilancia la battaglia contro precarietà e morti sul lavoro, la segreteria regionale indica una priorità: «La prima vertenza da affrontare è quella sulla sanità». Per Murru, «quando non ci sono risposte alla salute e ai bisogni dei cittadini, non c’è lavoro e non c’è nient’altro». La leader regionale punta il dito contro liste d’attesa, carenza di prevenzione e mobilità sanitaria: «Troppi sardi sono costretti a curarsi fuori dall’Isola, ed è intollerabile». Poi l’affondo alla politica: «Non basta firmare protocolli o fare annunci, serve un impegno concreto per risolvere i problemi».
Il grande nodo
Al centro del dibattito anche le crisi industriali e la vertenza Sulcis, con il tavolo convocato a Roma per l’11 giugno. «La Sardegna è stata troppo spesso lasciata sola», sottolinea Murru, a cui sono arrivati gli auguri della Cgil. «Ci sono territori distrutti da aziende che hanno preso soldi pubblici e poi sono andate via lasciando disoccupazione e fabbriche abbandonate». Il segretario nazionale rilancia una delle battaglie storiche della Uil: quella sulla sicurezza nei luoghi di lavoro. «In Italia continua una guerra civile: ogni anno oltre mille persone muoiono mentre si guadagnano da vivere. Finché ci sarà anche una sola vittima, la nostra battaglia non si fermerà». Per Bombardieri servono più controlli, ispettori e prevenzione.
Le nuove generazioni
Il leader della Uil nazionale si sofferma poi sulla situazione dei giovani e del lavoro precario: «Cresce l’occupazione ma non la qualità del lavoro. Continuiamo ad avere 8 milioni di occupati con un reddito annuo più basso di 15mila euro lordi, vorrei sfidare chiunque a vivere con quella cifra». E avverte: «Mentre noi stiamo qui ora a parlare ci sono tre milioni di lavoratori irregolari o in nero». Salari bassi e part-time involontari ma che «tali non sono perché rappresentano scelte delle aziende. Se non si garantiscono stabilità e stipendi dignitosi che permettano di costruire un futuro, i ragazzi continueranno a lasciare la Sardegna e il Paese».
L’appello
Sullo stesso terreno interviene Murru che traccia il quadro di una Sardegna che mantiene numeri bassi sul fronte demografico e delle buste paga. «Abbiamo un tasso di occupazione fermo al 58%, ben al di sotto della media nazionale, poco più di un giovane su tre lavora». E sul tema dello spopolamento la segretaria ricorda che l’Isola «è l’area più anziana d’Europa, nei prossimi cinque anni rischiamo di perdere 25mila residenti». Da qui la richiesta di «una vera politica industriale». Dal congresso emerge anche l’obiettivo politico e organizzativo del sindacato: «Nei prossimi quattro anni vogliamo diventare il primo sindacato in Sardegna», rivendica Murru, annunciando nuove sedi e spazi dedicati soprattutto ai giovani.
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