Il caso

Lavitola dal Pm, l’accusa è di strage 

Ranucci incredulo: «Siamo amici». Tramonta la pista dell’avvertimento a Report 

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Roma. È fissato per domani il primo confronto tra i pm e il ristoratore Valter Lavitola, accusato di essere il mandante dell’attentato a Sigfrido Ranucci avvenuto a Pomezia il 16 ottobre dello scorso anno. All’ex editore e direttore dell’Avanti è contestato, tra gli altri, il reato di strage aggravato dal metodo mafioso. Cinque giorni la perquisizione dei carabinieri che hanno acquisito il pc e il cellulare del 60enne, in passato coinvolto altre vicende giudiziarie come la tentata estorsione ai danni di Silvio Berlusconi per le escort alle cene eleganti, appropriazione indebita di 20 milioni di finanziamenti statali all’Avanti, concorso in corruzione per la compravendita dei senatori. I pm della Dda vogliono capire cosa abbia spinto Lavitola a contattare - tramite il camerunense Gomes Clesio Tavares, dipendente del suo ristorante a Monteverde - la banda avellinese che avrebbe materialmente compiuto l’azione.

Il sopralluogo

Sembra tramontare l’ipotesi di un avvertimento legato alle inchieste di Report, anche alla luce del rapporto tra Ranucci e Lavitola, rivendicato dallo stesso giornalista Rai: «È una notizia che mi ha lasciato un senso di stordimento. Con Valter abbiamo avuto un rapporto d’amicizia dopo che è stato oggetto di nostre inchieste. È stata anche una fonte importante per alcuni servizi di Report. Sono convinto, finché non vedrò ovviamente le prove, della sua innocenza. Tuttavia ritengo che, anche se dovessero emergere delle responsabilità, non avrebbe mai fatto del male a me e alla mia famiglia». Nel decreto di perquisizione la Procura scrive che Lavitola avrebbe incaricato Tavares di «individuare soggetti in grado di reperire esplosivo e farlo esplodere davanti all’abitazione del giornalista». Secondo gli investigatori un mese prima dell’attentato Lavitola avrebbe effettuato con il 47enne un sopralluogo nei pressi di casa Ranucci. E subito dopo l’attentato si sarebbe interessato all’allontanamento dall’Italia di Tavares.

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