La preghiera.

L’attentato è alle spalle: la moschea è di nuovo simbolo di integrazione 

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Nel cuore della Marina, a pochi passi da Sant’Eulalia, la moschea Al Hoda di via del Collegio è molto pi ù di un luogo di preghiera: da oltre trent’anni è un punto di riferimento per fedeli di diverse nazionalità e parte della vita del quartiere. Qui l’integrazione si costruisce nei gesti quotidiani: ogni venerdì, durante la preghiera, i residenti spostano le auto per lasciare spazio ai tappeti stesi in strada. Un’abitudine semplice, diventata negli anni il segno concreto di una convivenza fatta di rispetto e vicinanza.

È questa trama di relazioni che l’attentato incendiario dell’11 giugno scorso ha provato a ferire, senza spezzarla. «Dobbiamo andare avanti, non ci fermiamo davanti a chi ha compiuto questo gesto stupido», aveva dichiarato l’imam Mehrez Triki. Nelle ore del rogo, erano stati proprio i vicini a intervenire per spegnere le fiamme. Tra loro Roberto Mamia, che abita nella palazzina accanto e, svegliato da una vicina, era sceso in strada con una pompa. «Qui alla Marina siamo una grande famiglia», aveva raccontato. Oggi, a distanza di quattro mesi dall’incendio, quella consuetudine del venerdì mattina è ripresa come sempre: i fedeli sono tornati a riunirsi, i vicini ad accoglierli. La moschea è rimasta al suo posto, dentro la vita del quartiere.

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