«Il prezzo giusto del latte ovino, con i conguagli di giugno, deve essere di 1,76 euro al litro, Iva compresa». Il conto sulla campagna casearia 2024-2025, che viene saldata adesso con la chiusura dei bilanci, l’ha fatto Pietro Tandeddu, esperto del settore e a lungo direttore di Copagri Sardegna.
Il metodo
Serve una premessa di contesto. «Il prezzo del pecorino romano è stabile da diversi mesi», spiega Tandeddu. Prendendo a riferimento «la commercializzazione da giugno 2025, registriamo che il costo medio riferito al prodotto meno ricco», cioè il formaggio con «stagionatura di cinque mesi, è pari a 11,38 euro al chilo». Da qui il conteggio: «Come primo passaggio bisogna dividere questa cifra per 6,10 litri, necessari per produrre mille grammi di pecorino romano – spiega il dirigente di Copagri –. Va poi aggiunto il ricavo dalla vendita della ricotta, pari a 0,08 centesimi al chilo, quindi si devono togliere i 0,30 di costo di trasformazione. Si arriva così a 1,60 euro al litro che diventano 1,76 con l’Iva al 10 per cento». Per Tandeddu, questa è la cifra che devono pretendere i pastori, «i quali hanno buone ragioni per richiedere il saldo. Ormai – prosegue il ragionamento – non ha più ragione di esistere il differenziale di remunerazione tra il prezzo pagato dai caseifici sociali e dall’industria privata, visto che parliamo dello stesso prodotto, delle stesse tecnologie, degli stessi mercati».
La strategia
Tandeddu lancia così un messaggio all’assessore all’Agricoltura, Francesco Agus: «Sulla base di questi elementi, l’esponente della Giunta dovrebbe convocare il Tavolo di filiera, che non viene riunito da anni». L’obiettivo è «condurre un’analisi collegiale sulla situazione di mercato per delineare soprattutto una strategia condivisa funzionale allo sviluppo del comparto». Tandeddu suggerisce infine una serie di misure, alcune da confermare, come «il ritiro del Pecorino romano da destinare agli indigenti», altre da avviare ex novo come «la richiesta al ministero delle Politiche agricole di una modifica dei decreti attuativi relativi alle dichiarazioni obbligatorie sugli acquisti di latte e sulle produzioni casearie». Questo serve «per escludere, sui formaggi, la possibilità di indicare le forme al posto dei chili».
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