La temperatura dell’acqua troppo alta costringe i pescatori di Santa Gilla a tirare i remi in barca. Il termometro in laguna sfiora i 30°, un valore che le cozze nei filari non riescono a sopportare e muoiono. «Dopo il calo della salinità causato dall’acqua dolce portata dal ciclone Harry tra febbraio e marzo, arriva un nuovo duro colpo per i 130 soci delle 7 cooperative. «Le cozze che sono sopravvissute al ciclone non sono cresciute e con l’acqua così calda sono morte, non aveva più senso uscire per la raccolta, abbiamo preferito fermarci», dice sconsolato Valter Rizzardini, vice presidente della cooperativa ittica Santa Gilla. «Per gli allevamenti di cozze e ostriche il termometro non deve superare i 28 gradi, anche se la massima ideale è di 26°, altrimenti l’allevamento dei molluschi sarebbe compromesso». In ballo c’era il 20% della produzione superstite dal maltempo. «È stato compromesso un incasso di circa 200.000 euro». L’orizzonte è ancora più preoccupante. «Speriamo solo che non muoiano le uova dalle quali nasceranno le cozze per l’anno prossimo. Sarebbe una rovina», aggiunge Rizzardini. va meglio per le ostriche. «Stanno resistendo, ma se continua così ci saranno problemi anche per loro. L’unico prodotto che sta tenendo sono le vongole che sfuggono al calore rifugiandosi sotto il fango». (a. a.)
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