Bocciato il progetto per l’impianto da dieci Megawatt

Laguna protetta, il Tar affonda il parco fotovoltaico 

Santa Giusta, i giudici: «Lo stagno è troppo vicino, tutelato dal Ppr» 

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Pericolo scampato per il progetto dell’impianto fotovoltaico da quasi 10 Megawatt quindi di medie- grande dimensioni vicino allo stagno di Santa Giusta, in zona umida iperprotetta. Dal Tribunale amministrativo regionale è arrivata la bocciatura dell’impianto di “potenza di picco pari a 9.994,95 di kilowatt (kWp)” denominato “Santa Giusta 2”. Il progetto presentato il 16 maggio 2024 dalla Società CCE Santa Giusta 2 Srl, al Suape dell’Unione dei Comuni dei Fenici, prevedeva la costruzione nel territorio di Santa Giusta in località “Cirras”, nei terreni classificati dal Piano urbanistico di Santa Giusta in zona H di salvaguardia. Le aree ricadono quasi per intero nella fascia di tutela di 300 metri dalla linea di battigia dello specchio d’acqua, tutelato dal Piano paesaggistico regionale (Ppr), denominato “Pauli Grabiolas” per la quale vige il divieto tassativo di effettuare alcuna trasformazione urbanistica e edilizia. Zona rossa, dove anche piantare un palo è un problema, figurarsi un fotovoltaico.

Il no categorico

La Regione in sede di istruttoria della richiesta era stata categorica: l’intervento della Società CCE Santa Giusta modificherebbe “irreversibilmente lo stato dei luoghi”. Nelle 15 pagine della sentenza la Sezione Prima del Tar (presidente Marco Buricelli, estensore Oscar Marongiu, primo referendario Gabriele Serra) motiva abbondantemente il “no” al progetto che essenzialmente si fonda sull’inviolabilità del territorio tutelato in quanto di pregio ambientale. La Giustizia amministrativa ha preso atto del parere negativo di tutti gli enti e le amministrazioni chiamate a esprimersi e tra questi in particolare quello del Servizio tutela del paesaggio Sardegna (Utp) che così si era espresso: «Il progetto non risulta superabile in quanto esprime contrasti con la normativa di settore». Oltre a sottolineare come «i pannelli solari siano elementi completamente avulsi dal contesto naturale in cui sono inseriti, modificano irreversibilmente lo stato dei luoghi e siano in contrasto con il principio di salvaguardia degli habitat e degli ecosistemi esistenti».

Le contestazioni

Nel ricorso gli avvocati della Società CCE, Andrea Sticchi Damiani e Mario Miletto, hanno sostenuto che il Suape nel ritenere “non superabili” i pareri della Regione, non avrebbe tenuto conto del fatto che il progetto «è strategico per il raggiungimento degli obiettivi di massima diffusione e di produzione di energia di fonte rinnovabile». Per di più, secondo i legali, l’ubicazione dell’area è direttamente adiacente all’area del Consorzio industriale dove i vincoli ambientali stanno quasi a zero. I giudici amministrativi, oltre a chiarire le ragioni che escludono la possibilità di realizzare l’impianto nella zona di Santa Giusta, dicono che non è sufficiente sostenere che il sito sia adiacente al perimetro del Consorzio industriale. La conclusione è una e una sola: le particolari caratteristiche del contesto ambientale e paesaggistico rendono incompatibile l’installazione dell’impianto fotovoltaico. Nel ricorso si sono costituti il ministero della Cultura, la Soprintendenza archeologica belle arti e paesaggio con l’Avvocatura distrettuale dello Stato di Cagliari, l’Unione dei Comuni dei Fenici con l’avvocato Luca Casula, la Regione con gli avvocati Floriana Isola e Andrea Secchi, l’Anas con i legali Pietro Ranieri Allori e Cecilia Ticca. Non si sono costituiti il Comune di Santa Giusta e la Provincia di Oristano.

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