I funerali.

L’addio solenne ai militari morti in Bosnia 

I vertici dello Stato a Santa Maria degli Angeli, abbraccio commosso ai familiari 

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Roma. Le bare avvolte nel Tricolore portate a spalla dai commilitoni, il picchetto d'onore, la chiesa gremita di parenti, amici, colleghi, alte cariche civili e militari. Grande commozione ieri mattina nella Basilica di Santa Maria degli Angeli, al centro di Roma, per i funerali solenni dei quattro militari italiani morti nell'incidente dell'elicottero impegnato nella missione Eufor Althea, precipitato giovedì scorso in Bosnia. In prima fila il capo dello Stato, Sergio Mattarella – che ha poi rinnovato con «grande commozione» il cordoglio per le loro morti – la premier Giorgia Meloni, i presidenti di Camera e Senato, Lorenzo Fontana e Ignazio La Russa, i ministri della Difesa, degli esteri e del Lavoro, Guido Crosetto, Antonio Tajani e Marina Calderone, e il presidente della Consulta Giovanni Amoroso. Seduti nei banchi diversi ministri e i leader di opposizione. Sull'altare le bare allineate dei sergenti dell’Aviazione dell’Esercito, Simone Ruggia e Claudio Marchesi, del tenente Franco Adriano Zecchillo e della sergente Laura Procacci del Corpo militare volontario della Croce rossa, ritratti sorridenti nelle foto posizionate sui feretri.

L’inchino dello Stato

«Oggi – ha sottolineato il ministro Crosetto prendendo la parola al termine della messa – la Repubblica è qui. Lo Stato è qui, unito, senza divisioni, per rendere omaggio ai nostri quattro fratelli. Quando venerdì mi sono recato in Bosnia-Erzegovina sul luogo dell'incidente, mi ha colpito che le parti a lungo contrapposte in quella terra avevano trovato subito un accordo: costruire insieme un monumento per ricordare i nostri ragazzi. Voi – ha proseguito il ministro – siete l'Italia migliore e l'Italia migliore va difesa sempre. Lo Stato si inchina».

«Seminatori di pace»

Poco prima, nel corso dell'omelia, l’ordinario militare monsignor Gian Franco Saba, sardo di Olbia, già vescovo di Sassari e rettore del Seminario regionale di Cagliari, li aveva definiti «seminatori di germogli di pace» attraverso «la promozione degli aiuti umanitari, spinti dal desiderio di promuovere soluzioni per i più fragili e per tener viva la speranza nelle popolazioni esposte alle aggressioni». Simone, Claudio, Franco Adriano e Laura – ha affermato l’arcivescovo – «hanno intuito che dedicare la vita per il sevizio è anticipazione del paradiso, vera sapienza. Hanno intuito che l'amore per l'umanità in certi contesti richiede dedizione per addestrarsi ad operare con prontezza e competenza a beneficio della pace, della custodia tra i popoli, dell'intervento sanitario in possibili situazioni di criticità e di emergenza».

Un lungo applauso ha salutato la partenza dei carri funebri con i quattro feretri diretti nelle loro città di origine.

«Vivremo per onorarli»

Nel piazzale i parenti delle vittime, visibilmente scossi, hanno ricevuto il sostegno del ministro Crosetto che si è avvicinato stringendoli in un lungo abbraccio. «Vivremo per onorarli», è stata la promessa di alcuni commilitoni. Uno di loro ha raccontato di aver sentito l'ultima volta Laura e Franco Adriano due giorni prima della tragedia: «Stavo organizzando i loro rientri anche se erano contenti di essere lì», ha aggiunto.

Il capitano Andrea Natoli, comandante del reparto di alta rappresentanza del IX centro di mobilitazione Lazio dove era effettiva Laura Procacci, si è detto sconvolto: «Non mi riesco a capacitare di questa perdita. Quando perdi un tuo militare in questo modo non ti capaciti. Un conto è se lo abbatte il nemico, ma in questo modo è difficile». Da Salerno sono arrivati anche gli amici di infanzia di Simone Ruggia, che per loro resterà sempre “Friccolo”.

La scatola nera

Intanto vanno avanti le indagini per fare luce sulla dinamica dell'incidente. La Procura di Roma ha acquisito la scatola nera che verrà ora analizzata dagli specialisti della Difesa insieme ai rottami del Chinook. I reati ipotizzati: disastro colposo e omicidio colposo. Il fascicolo per ora è contro ignoti.

Gli investigatori hanno già ascoltato tre piloti presenti a bordo: l'ipotesi al momento più accreditata è quella di un’avaria, anche perché i due piloti disponevano degli stessi comandi. Il pm Francesco Saverio Musolino sentirà nuovamente i superstiti appena le condizioni lo consentiranno.

Un'inchiesta per perdita colposa di aeromobile è stata aperta anche dalla Procura militare.

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