«Ogni credo ha una componente soggettiva, suppone l’adesione delle persone. Orbene, qui è formale l’articolo 54 della Costituzione, la cui centralità è stata troppo a lungo trascurata. Quest’articolo, che non a caso chiude la parte prima della nostra Carta, obbliga tutti i cittadini alla fedeltà alla repubblica e all’osservanza della costituzione e delle leggi». Lo ha scritto il giurista cagliaritano Umberto Allegretti, morto a 92 anni. È stato un riferimento per generazioni giovani che si sono avvicinati al mondo del diritto.
«Ha condotto», ricorda l’amico Franco Meloni nel sito Aladinpensiero, «studi di diritto costituzionale e insegnato diritto pubblico all’Università. È passato all’ateneo di Siena e ha terminato la carriera accademica a Firenze, dove si era trasferito, insieme alla moglie, Teresa Crespellani, docente di ingegneria strutturale». Dalla Toscana era tornato nella sua Isola. Il rientro a Cagliari è stato segnato dalla presenza autorevole nel dibattito pubblico per la difesa della Costituzione e per dare nuovo slancio all’autonomia sarda. Cattolico praticante, ha dato vigore a numerosi gruppi a Cagliari e a Firenze. Fedele alle idee della sinistra, si è impegnato nelle lotte del Comitato di quartiere di Sant’Elia negli anni Settanta. Amava la Costituzione e sino all’ultimo ha difeso quello che considerava un fondamentale baluardo di democrazia e libertà.
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