«La vertenza industriale del Sulcis deve essere trattata da Palazzo Chigi»: dopo la buona notizia dell’emendamento al Milleproroghe, che ha garantito la mobilità in deroga a 320 lavoratori anche per il 2026, i sindacati vogliono rilanciare il caso Sulcis ai massimi livelli.
La riunione
L’incontro di ieri tra la presidente della Regione Alessandra Todde, gli assessori al Lavoro e all’Industria Desirè Manca ed Emanuele Cani, e le organizzazioni sindacali, inizialmente convocato per l’emergenza mobilità, si è trasformato in un vertice per discutere della crisi industriale. «Istituiremo una cabina di regia sulle politiche industriali coinvolgendo tutti gli attori – ha detto Todde – per una presa di responsabilità collettiva sul futuro dell’Isola». I sindacati, dopo l’allarme poi rientrato sul mancato rinnovo della mobilità, tirano un sospiro di sollievo ma chiedono di pensare al futuro.
I commenti
«Chiaro che il ripristino dei fondi, su cui ci siamo subito mobilitati è un fatto positivo – dicono Fausto Durante e Franco Bardi, segretari della Cgil Sardegna e della Camera del Lavoro territoriale – ma non possiamo fermarci a ragionare di ammortizzatori, il punto è la prospettiva. Davanti alla gravissima sofferenza di quel polo industriale è necessario innalzare il livello del confronto, con l’attivazione di una cabina di regia nella quale le crisi industriali possano essere affrontate con serietà, concretezza, risultati». Secondo i sindacati occorre puntare a Palazzo Chigi. «Le vertenze del Sulcis devono essere riportate al livello della Presidenza del Consiglio dei Ministri – hanno detto Gianni Olla e Renato Tocco della Uil – il territorio, oltre ad avere una vocazione industriale, ha tutte le potenzialità per diventare nuovamente un polo d’eccellenza per la produzione di materie strategiche». Occorre raggiungere i piani più alti. «È stato già fatto per l’ex Ilva e non ho problemi a scrivere alla Presidente del Consiglio per farlo anche per il Sulcis – ha detto Todde – mentre su Sider Alloys serve capire la concretezza delle alternative».
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