Voleva scegliere dove scontare la sua pena, pur di non entrare nel carcere dove suo fratello Sandro si è tolto la vita. È con questa richiesta che Roberto Arzu, 59 anni, di Arzana, si è presentato martedì pomeriggio a San Vito al nucleo investigativo dei carabinieri di Nuoro, assistito dagli avvocati Francesco Marongiu e Rita Dedola, mettendo fine a 28 giorni di fuga. «Non volevo Uta», avrebbe detto ai militari. «Lì è morto mio fratello». Un riferimento alla vicenda più dolorosa della famiglia Arzu. Sandro, 56 anni, si è suicidato nel carcere di Uta il 9 giugno 2025. Era detenuto con l’accusa, insieme ad altre 4 persone, dell’omicidio di Mino Marongiu, il 52enne ucciso il 9 luglio 2024 in piazza Roma ad Arzana. Era stato catturato a Cagliari il 26 maggio dopo due anni di latitanza. Per evitare Uta, Arzu ha raccontato di essersi incamminato verso il carcere di Tempio, dove è rinchiuso un altro fratello, Luca, già lo scorso 6 ottobre, con l’intenzione di costituirsi lì una volta arrivata la sentenza della Corte di Cassazione, attesa proprio per quel giorno. Una condanna che conosce: 7 anni e 4 mesi per il maxi traffico di sostanze stupefacenti con base in Sardegna e canali con la criminalità calabrese e albanese (l’operazione del febbraio 2018) di cui deve ancora scontarne 6 e mezzo. Salvo nuovi rinvii (il 6 ottobre era indisponibile il giudice relatore), la decisione della Cassazione è attesa per il 30 dicembre prossimo, alla vigilia di Capodanno.
Sullo sfondo resta un passaggio da chiarire: dove sia stato Arzu nei 28 giorni intercorsi tra il 6 ottobre, giorno in cui dice di essere partito dopo aver forzato il braccialetto elettronico, e martedì. L’uomo, dopo la costituzione, è di nuovo ai domiciliari, misura disposta nell’ambito dell’inchiesta sull’omicidio Marongiu.
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