Washington. Donald Trump tira dritto. Il presidente non si lascia legare le mani dalla Corte Suprema e impone nuovi dazi globali fissandoli prima al 10% e poi, dopo meno di 24 ore, al 15%. Una stretta che riflette la rabbia per la bocciatura subita, ma anche la voglia di confermarsi un “presidente teflon”, in grado di passare sopra ogni ostacolo, dallo scandalo Epstein al no dell’Alta Corte (peraltro a una maggioranza conservatrice: su nove giudici sei sono conservatori, tre nominati proprio da lui).
«Eroe» con la toga
«In qualità di presidente, aumenterò, con effetto immediato, i dazi mondiali del 10% sui Paesi, molti dei quali hanno “derubato” gli Stati Uniti per decenni, senza alcuna ritorsione (finché non sono arrivato io!), al livello pienamente consentito e legalmente testato del 15%», ha annunciato sul suo social Truth facendo riferimento alla Section 122 del Trade Act del 1974, mai usata prima, che consente l’imposizione di tariffe fino al 15% per 150 giorni senza l’approvazione del Congresso. I nuovi dazi scatteranno alla mezzanotte di martedì e dureranno circa cinque mesi. Ma se la Corte Suprema ha dichiarato illegali i dazi imposti in base all’International Emergency Economic Powers Act, la sentenza non chiarisce nulla sui rimborsi alle aziende straniere che hanno subito le tariffe né sugli accordi commerciali conclusi in questi mesi, tra cui quello con la Ue. Sul fronte dei rimborsi, nella sentenza l’unico a pronunciarsi è Brett Kavanaugh, il giudice che ha votato contro l’abolizione dei dazi divenendo il «nuovo eroe» del presidente: ha parlato di caos per i potenziali rimborsi e messo in guardia sugli accordi siglati facendo leva sulle tariffe. Molte aziende e e molti Stati americani esortano le autorità a velocizzare la restituzione dei fondi pagati, ma secondo gli esperti ci vorranno anni visto che probabilmente si procederà caso per caso.
Bruxelles si prepara
Ma questo nuovo scenario potrebbe far cambiare - e di molto - la postura dell’Unione nei confronti di Washington. E le ritorsioni - incluso il bazooka dell’anticoercizione - potrebbero non essere più un tabù. Il commissario al Commercio, Maros Sefcovic, è rientrato solo venerdì notte dal Consiglio informale Commercio di Cipro e oggi si riuniranno i relatori ombra dei gruppi del Parlamento europeo in commissione Commercio. Socialisti, Verdi e Liberali hanno già anticipato di voler congelare l’intesa commerciale raggiunta con gli Usa, che evitava i controdazi europei. «Trump ha violato l’accordo, la sua sospensione è inevitabile», ha sottolineato il dem Brando Benifei, a capo della delegazione di Strasburgo per i rapporti con gli Usa. La Sinistra è sulla stessa linea mentre restano in un imbarazzato silenzio i gruppi (e i leader) sovranisti. Silenti anche i due gruppi che hanno provato finora a mantenere un equilibrio tra fedeltà agli Usa e orgoglio europeo: Popolari e Conservatori. Il congelamento dell’iter servirà alla Commissione per studiare le contromosse. I nuovi dazi di Trump possono durare 150 giorni, ma a Palazzo Berlaymont sono sicuri che la Casa Bianca avvierà le indagini per imporre tariffe sine die in base alla Section 301 del Trade Act del 1974, che permette alla Casa Bianca di rispondere alle pratiche sleali dei Paesi stranieri. In queste ore a Bruxelles si cerca di capire - con crescente timore - se il tetto del 15% concordato in Scozia sia stato violato, ovvero se a quella quota ora non si debba aggiungere la Clausola della nazione più favorita, in vigore da ben prima del secondo mandato di Trump.
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