La Uil sarda di nuovo in campo contro la concentrazione dei detenuti al 41 bis nelle carceri isolane. «La sicurezza – sottolinea una nota della segretaria regionale Fulvia Murru – è un valore costituzionale. È un pilastro dello Stato di diritto. Ma proprio per questo non può essere affrontata con decisioni sbilanciate o calate dall’alto, senza una valutazione seria dell’impatto sui territori. La Sardegna non può diventare la risposta automatica alle criticità del sistema penitenziario nazionale». I dati sono significativi: «Al 31 dicembre 2025 negli istituti dell’isola risultano presenti 2.608 detenuti, a fronte di una capienza regolamentare che si attesta poco sopra i 2.500. Il tasso di affollamento supera il 100%, con situazioni di particolare pressione negli istituti di Uta e Bancali. Nell’isola si concentra inoltre una quota molto rilevante di detenuti in alta sicurezza: oltre 600, tra cui numerosi sottoposti al regime previsto dall’Articolo 41-bis. È un dato oggettivo: l’isola svolge già una funzione nazionale nel sistema carcerario italiano. Una funzione che non abbiamo mai messo in discussione, ma che non può trasformarsi in una sproporzione permanente. Non si tratta di contestare la legalità o il contrasto alla criminalità organizzata. Si tratta di equilibrio istituzionale».
RIPRODUZIONE RISERVATA
Questo contenuto è riservato agli utenti abbonati
Per continuare a leggere abbonati o effettua l'accesso se sei già abbonato.
• Accedi agli articoli premium
• Sfoglia il quotidiano da tutti i dispositivi
