Un effetto domino che ha reso molto incerto il quadro politico e sociale in Spagna. Lo sfratto dell'87enne Maricarmen Abascal, che ha acceso la protesta nelle piazze per l’emergenza abitativa, ha avuto pesanti ripercussioni anche sui fragili equilibri del governo inducendo il premier Pedro Sanchez a presentare le dimissioni, sciogliere le Cortes e convocare le elezioni in programma il 29 novembre. Tutto in una settimana. Il capo del governo, ormai ex, ha impiegato un weekend per riflettere, consultare i suoi, e decidere di cavalcare l'onda. Ora, infatti, cercherà in tutti i modi di sfruttare il malcontento per ricavare un beneficio elettorale di fronte alle forze politiche che hanno bocciato i decreti sulla casa presentati dall’esecutivo.
Alle urne
La Spagna andrà al voto nove mesi prima della fine naturale della legislatura. Inaugurando un lungo ciclo elettorale in Europa - con le elezioni in Francia, Italia e Polonia - che deciderà anche il futuro dell'Ue. L'annuncio di Sanchez arriva dalla Moncloa, in un discorso al Paese. L’ennesimo azzardo del leader del Psoe già sopravvissuto a innumerevoli crisi, dall’alluvione del 2024, alla tragedia ferroviaria di Adamuz, all'ondata migratoria a Ceuta. E che dal 2018 ha costruito buona parte della sua parabola politica sul filo del rischio e dell’impossibile. Per il premier la bocciatura del decreto sullo scudo contro gli sfratti e di quello per il rinnovo automatico degli affitti - contro cui hanno votato venerdì al Congresso il Partito Popolare, Vox e i 7 deputati della destra catalana di Junts - è stato il passaggio decisivo.
Gli scenari
Prima di annunciare lo scioglimento delle Cortes e le elezioni, il leader socialista ha ricordato agli spagnoli le sfide e i rischi che li attendono. Sta a loro decidere, ha dichiarato, «se unirsi all'ondata di estrema destra, che porta regresso ovunque governi», oppure dare al governo «una maggioranza progressista più ampia, per portare a termine le questioni ancora da risolvere, disuguaglianze, politiche della casa e servizi pubblici». Per aggiungere con toni forti: «Abbiamo dovuto combattere con un Congresso ostile e far fronte alla peggiore opposizione della storia di Spagna». Nonostante le difficoltà, il premier ha ricordato i successi dell'esecutivo e di aver convertito la Spagna in «un punto di riferimento globale di pace, femminismo e di prosperità». Sanchez ha assicurato che l'esecutivo varerà i decreti che prevedono misure sulla casa nel corso dell'ultima riunione del Consiglio dei ministri.
I sondaggi
Non è una sfida facile per il premier: il voto è un'incognita, con gran parte dei sondaggi che danno il Pp avanti al Psoe di almeno sei punti. E la somma delle forze conservatrici con l'ultradestra Vox che supererebbe la maggioranza assoluta, a differenza di quanto avvenuto nel 2023. Il leader dei popolari Alberto Nunez Feijoo, ha accolto l'annuncio di elezioni, con un «Finalmente!», mentre Santiago Abascal di Vox ha raffreddato gli entusiasmi, ponendo già condizioni per un eventuale governo delle destre. A sinistra dei socialisti, la corsa è invece contro il tempo: Sumar, Izquierda Unida, Mas Madrid e Comuns, non hanno ancora indicato il leader del Frente Amplio. Mentre Podemos ha invocato primarie il 14 e 15 ottobre. Intanto, non si ferma la protesta per la casa in Puerta del Sol. Il sindacato de Inquilinas, promotore delle mobilitazioni, assicura che «la lotta non attenderà nessun calendario elettorale». E andrà avanti con uno sciopero generale «chiunque governi».
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