Una doppia offerta di scambio su Banca Generali e Banco Bpm del controvalore complessivo di 34 miliardi di euro, di cui 8,7 miliardi per la controllata del Leone e 25,3 miliardi per l’istituto guidato da Giuseppe Castagna. Con l’obiettivo, dice l’ad di Mps Luigi Lovaglio, di «creare valore attraverso l’integrazione» e «non il break-up» della rete del Monte, come invece minaccia di fare l’opas di Intesa Sanpaolo.
«Coerente»
Mps prova a resistere a Ca’ de Sass con una mossa ardita: integrare in un sol colpo Banco Bpm, dopo le sfumate nozze consensuali, e la rete di consulenti di Banca Generali, per aumentare penetrazione commerciale e territoriale, ampliare le fabbriche prodotto e aumentare il contributo ai ricavi di wealth management, advisory e asset management, attività redditizie e a basso consumo di capitale. «Un progetto industriale coerente», dice Lovaglio, che punta alla «creazione di un campione nazionale nel settore bancario, della consulenza finanziaria e del wealth management», la cui «unicità» deriva sì «dalle dimensioni» - la banca sarebbe la «seconda» in Italia per filiali e impieghi e l’ottava in Europa con una capitalizzazione di Borsa «di circa 80 miliardi» - ma anche dalla capacità di «mettere insieme competenze che oggi coesistono in pochissimi gruppi bancari in Italia». La Borsa però è scettica, alla luce dei molti ostacoli che il piano deve affrontare. Gli analisti di Kepler gli riconoscono «logica strategica e finanziaria» ma evidenziano i rischi legati all’assenza di «un sostegno» preventivo da parte del Credit Agricole, di Generali e dei grandi soci del Monte. Anche Autonomous, pur riconoscendo una visione di lungo termine, rileva un «significativo rischio di esecuzione» ed esprime scetticismo sul fatto che i soci di Mps «siano disposti a rinunciare» al premio di Intesa per sposare una «complessa strategia difensiva». A Piazza Affari Mps ha così perso l’1,3%, Banca Generali il 2%, Bpm lo 0,4% mentre l’opas di Intesa (-0,7%) continua a viaggiare a premio sul Monte.
Lo schema
L’ops su Banco Bpm offre ai soci di Piazza Meda 1,567 azioni Mps per ogni loro titolo, senza alcun premio, mentre quella su Banca Generali offre un premio del 10% e 6,958 azioni Mps. Le due offerte, autonome una dall’altra, sono accompagnate da una maxi-cedola di 4 miliardi, per 3 miliardi in azioni Generali, pari al 4,5% del capitale, e per un miliardo in contanti, per un controvalore di 1,208 euro ad azione. Le ops, il dividendo e la fusione con Mediobanca saranno sottoposte, per effetto della passivity rule, al voto dell’assemblea del Monte il 29 ottobre. Solo se le proposte saranno approvate dai due terzi dei soci, le offerte (o l’offerta, nel caso solo una ricevesse disco verde) potranno partire. L’avvio è atteso per la prima metà di dicembre, quando l’opas di Intesa sarà in corso, per concludersi entro metà febbraio. La soglia minima di adesione è stata fissata al 50% del capitale più un’azione. Ai suoi soci Lovaglio promette 19 miliardi di dividendi tra il 2026 e il 2030, inclusa la maxi-cedola, a cui contribuiranno 2,6 miliardi di sinergie, mantenendo un Cet1 superiore al 13% nell’arco di piano, che salirà sopra il 15% con l’ottenimento del Danish Compromise nel 2028.
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