Vacanze.

«La Sardegna può diventare una meta turistica sicura» 

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Il caos in cielo e in terra. Da quattro giorni il turismo mondiale è in attesa di capire che futuro avrà il Golfo dopo che migliaia di aerei sono rimasti a terra nei principali scali della zona e quelli in volo sono stati dirottati lontano dalle zone di conflitto. Una situazione che potrebbe durare settimane, mesi o anni e squilibrare il grande circo mondiale delle vacanze.

E di questo, come altre volte in passato potrebbe avvantaggiarsi la Sardegna, relativamente distante dai territori sotto attacco e per questo motivo meta ideale per chi non vuole rischiare di mandare all’aria le prossime ferie estive. «È un momento critico, chi pianifica le proprie vacanze prenota infatti in queste settimane», conferma Gian Mario Pileri, presidente regionale della Fiavet, l’associazione delle agenzie di viaggio affiliate a Confcommercio. «I clienti però sono di certo in attesa, cercando di capire la durata di questa crisi. Il rischio che si ripeta una guerra come quella tra Ucraina e Russia non è da escludere e per questo chiunque ci penserebbe due volte prima di spendere soldi per voli e alberghi».

D’altronde era già successo nel lontano 2005. Una serie di sanguinosi attentati a Sharm el Sheikh fece quasi 90 vittime e 150 feriti facendo scappare dal Mar Rosso tutti i principali tour operator che dovettero in fretta e furia trovare nuovi porti sicuri alternativi, tra cui quello di Cagliari. Un tragico evento che fece la fortuna del capoluogo, da allora meta imprescindibile per centinaia di giganti del mare durante tutto l’anno.

Pileri sa bene che dagli scali degli Emirati Arabi passano milioni di turisti europei in transito per l’oriente e il solo pensiero che quegli aeroporti possano essere insicuri potrebbe dirottare le scelte verso il più tranquillo Mar Mediterraneo. «Fra non molto le principali compagnie da crociera dovranno decidere se mantenere parte della flotta nel Golfo o portarle altrove, Sardegna compresa», conclude Pileri. «Insomma, non è escluso che l’Isola possa avvantaggiarsi indirettamente di questa crisi internazionale».

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