«Lasciare la Sardegna? Mi sentirei quasi un traditore». Sotatu Takigawa si emoziona mentre lo dice. Ventidue anni, nato a Osaka, in Giappone, oggi parla un italiano scorrevole con un simpatico accento in cui le inflessioni asiatiche si mescolano ormai a quelle sarde. Sei anni fa è arrivato nell’Isola per trascorrere un anno di studio all’estero, oggi la considera casa e qui prova a immaginare il suo futuro.
La partenza
Nato e cresciuto a Osaka – la seconda città più grande del Giappone – Sotatu arriva in Sardegna nel 2020 grazie a un programma di scambio internazionale. Prima fermata Oristano, meta che gli viene assegnata quasi per caso. «Avevo scelto di fare un anno all’estero in Italia, ma non sapevo dove mi avrebbero mandato. Quando ho sentito Oristano mi sono chiesto: “Ma dov’è?”». Dell’Isola conosce poco o nulla. L’unico riferimento è il Cagliari Calcio. «Conoscevo Nainggolan e da lì ho iniziato a costruire la mia idea della Sardegna». Si immagina una terra immersa nella natura, con tanto verde e aria pulita, «a differenza di Osaka». Ma la realtà supera ogni aspettativa. «La prima volta che ho visto il mare sono rimasto senza parole, quasi spaventato. Non mi aspettavo tanta bellezza».
L’arrivo coincide però con la pandemia. Le restrizioni rendono difficile conoscere persone e costruire nuove amicizie. A cambiare tutto è ancora una volta il calcio. «La famiglia che mi ospitava condivide la mia stessa passione e mio padre ospitante mi ha subito accompagnato nella squadra che allenava». Da quel momento il pallone diventa molto più di uno sport. «Il calcio mi ha portato tutto: gli amici, le conoscenze, il senso di appartenenza».
E con l’italiano? «Quando ho scoperto che qui nessuno parlava inglese ho avuto paura. Poi ho smesso di studiare sui libri e ho iniziato semplicemente a parlare con tutti». Oggi continua a seguire il Cagliari dagli spalti dell’Unipol Domus: «Sono diventato tifoso dei rossoblù, ma la mia squadra del cuore resta il Gamba Osaka. È una passione che mi ha trasmesso mio padre».
«Una vera comunità»
Dopo aver frequentato il quarto anno delle superiori a Oristano, Sotatu torna in Giappone. Durante quell’anno scopre di voler cambiare strada. Conclude gli studi di nautica e decide di dedicarsi alle lingue. Ma soprattutto capisce di voler tornare in Sardegna. Così, conseguito il diploma nel 2023, ritorna nell’Isola, questa volta a Cagliari, e si iscrive al corso universitario di Mediazione linguistica. Oggi vive nella residenza universitaria del College Sant’Efisio. A convincerlo a tornare non è stata soltanto l’offerta formativa. «La cosa che mi piace di più è il senso di comunità. Qui le persone ti salutano, si interessano a te e vogliono conoscere la tua vita. A Osaka queste dinamiche non esistono, qui è più facile costruire relazioni».
Il futuro
Sul futuro non ha ancora certezze. Vorrebbe terminare gli studi e restare in Europa, una convinzione, però, è già maturata. «Per me la Sardegna è casa tanto quanto il Giappone. Ormai mi sento sardo-giapponese. Ho persino l’accento – e trattenere la risata è impossibile –. Se trovassi un buon lavoro mi piacerebbe costruire qui la mia vita». E quando gli si chiede cosa proverebbe a lasciare l’Isola, la risposta arriva senza esitazioni. «Mi sentirei colpevole. Qui ho ricevuto tanto affetto. A volte – aggiunge fiero – si dice che i sardi siano chiusi, ma io ho vissuto l’esatto contrario: mi hanno fatto sentire parte della comunità».
RIPRODUZIONE RISERVATA
Questo contenuto è riservato agli utenti abbonati
Per continuare a leggere abbonati o effettua l'accesso se sei già abbonato.
• Accedi agli articoli premium
• Sfoglia il quotidiano da tutti i dispositivi
